Evade dai domiciliari e tenta di corrompere i carabinieri
Rocco Ambrisi era agli arresti per gli spari contro il night Big Bijou di Modena Ha cercato di mettere 500 euro in tasca ai militari che l’hanno sorpreso fuori casa
castellarano. Dalle Procure di Modena e Sassuolo è considerato il braccio operativo di un sodalizio criminale di stampo mafioso che opera nell’area del distretto ceramico tra Modena e Reggio Emilia. Per questo a lui e al complice, al culmine di una vasta operazione contro usura ed estorsioni, sono stati sequestrati, in via preventiva, beni per un valore di 4,2 milioni di euro.
Ma, nonostante magistratura e inquirenti abbiano gli occhi puntati su di lui, Rocco Ambrisi, 45enne di origini modenesi ma residente a Castellarano, non rinuncia ai metodi a dir poco sfrontati, emersi durante le altre indagini che lo riguardano, e non smette per questo di mettersi nei guai.
È stato nuovamente denunciato: questa volta per evasione e istigazione alla corruzione per avere cercato di comprare il silenzio dei carabinieri, che non lo hanno trovato a casa quando doveva starci. Ha cercato più volte di offrire loro prima un drink e poi soldi, mettendo anche forzatamente in tasca a un militare 500 euro, perché soprassedessero.
Ambrisi avrebbe dovuto assentarsi da casa solo per il lavoro, tra le 7.30 e le 18.30. Ma i militari dell’Arma della stazione locale, giunti davanti alla sua abitazione alle 19, non lo hanno trovato. Lo hanno rintracciato mezz’ora dopo mentre rincasava: si era fermato in un bar. Di qui i tentativi ripetuti di corrompere i militari anche mentre, a bordo della gazzella, veniva trasportato in caserma, dove poi le denunce sono state formalizzate.
La notte tra il 13 e il 14 luglio 2017 Ambrisi aveva sparato ben dieci colpi di pistola contro il night club Big Bijou di Modena, da dove era stato appena fatto uscire perché diventato molesto per i bicchieri di troppo: una messa alla porta da lui vissuto come un vero affronto e che solo per puro caso non si era trasformata in tragedia. La sua reazione di allora, che la dice lunga sul personaggio, costò ad Ambrisi una condanna a due anni e 8 mesi, pena patteggiata e che, poi, visti probabilmente anche i carichi riguardanti le indagini su usura ed estorsioni e un altro episodio legato al furto di un carico di moto sparito nel nulla per il quale fu denunciato per ricettazione, fu commutata in arresti domiciliari.
“Operazioni intoccabili”, questo l’evocativo nome dato alle indagini svolte dalle procure di Sassuolo e di Modena e condotte da polizia e guardia di finanza, per la quale nei mesi scorsi è arrivata la conferma in appello della validità del sequestro preventivo dei beni per 4,2 milioni di euro appartenenti ad Ambrisi e a Adamo Bonini, l’altro indagato eccellente, imprenditore del settore locali di ristorazione accusato dalla Procura di essere in realtà un usuraio.
Un’indagine risalente al 2015 e per la quale il processo si è aperto nel giugno scorso: un avvocato e un carabiniere sono già stati condannati con rito abbreviato. Nei guai sono finiti pure otto prestanome, ma soprattutto tre carabinieri, accusati anche di favoreggiamento. —
M.F.
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