Le telecamere lo immortalarono con l’arma alla cinta
Incastrato dalle telecamere, che lo avevano immortalato mentre si allontanava dal locale con la pistola infilata nei pantaloni sul lato schiena, e da alcuni testimoni che lo avevano riconosciuto. Così due mesi dopo gli spari contro il night club Big Bijou di Modena tra il 13 e il 14 luglio 2017, Rocco Ambrisi era stato identificato e denunciato dalla squadra mobile. Nel febbraio dell’anno successivo, davanti al giudice del tribunale di Modena, poi, l’uomo, aveva ammesso le sue responsabilità per i danneggiamenti, le minacce e la detenzione dell’arma. Il processo, durante il quale Ambrisi era assistito dagli avvocati Alessandro Cristofori e Stefano Giovanardi, si era concluso con il patteggiamento di una pena di 2 anni e 8 mesi.
Nel 2017 Ambrisi, allora 43enne, era già un indagato chiave dell’Operazione Intoccabili di Sassuolo – incentrata su un giro di usura ed estorsioni. Dopo essere stato messo alla porta quella notte al night, intorno alle 3.30, si era ripresentato con una pistola calibro 9, i colpi raggiunsero la porta di ferro e altri penetrarono nell’ingresso, fin sulle scale.
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