«Apartitici, ma sosteniamo chi pensa ai prati stabili»
Il primo progetto per realizzare un bacino sul fiume risale al 1860. Negli anni ’80 il progetto Marcello portò a costruire il “taglione”, poi tutto si fermò
REGGIO EMILIA. Il centrodestra torna a chiedere la costruzione della diga di Vetto. Se ne parla dal 1860 (progetto Grisanti). Tornò in auge negli anni ’80: il progetto Marcello, del 1982, prevedeva uno sbarramento con inerti naturali alto 83 metri e 102 milioni di metri cubi d’acqua. Fu costruito il taglione, lo zoccolo in cemento attraverso l’Enza. Poi si fermò tutto. Ora, con le elezioni regionali, l’antico argomento torna in auge. «Il tavolo tecnico, dopo un anno di lavoro, ha consegnato a Regione e Autorità di bacino un documento in cui si definiscono le esigenze idriche del territorio, che guarda caso coincidono con quelle del progetto Marcello – afferma Lino Franzini, candidato alle regionali per la lista Borgonzoni –. Ma è ancora tutto fermo. Eppure si stanno costruendo dighe ovunque, tranne da noi. E si spendono milioni per pompare l’acqua dal Po, per non parlare della qualità di quell’acqua, che contiene microplastica». I costi? «La diga del progetto Marcello ora costerebbe 120 milioni, ma una diga dimezzata (46 milioni di metri cubi) ne costerebbe 96, e una da 20 milioni di metri cubi ne costerebbe 76, perché ci sono costi fissi per le opere di sicurezza, allarmi eccetera».
Visto il costo, non si rischia di trasformare la diga in una sorta di ponte sullo stretto di Messina, di tanto in tanto rilnciato e mai realizzato? «No, in questo caso basterebbero 10 anni per recuperare i costi e portare grandi benefici non solo per l’agricoltura ma anche per Vetto e la montagna, in termini turistici».
Per Laura Spaggiari, altra candidata alle regionali per la lista Borgonzoni, «bisogna arrivare al buonsenso: la diga non è di destra né di sinistra; è necessaria».
Mattia Reggiani, presidente dei consorzi irrigui della Val d’Enza, assicura: «Siamo un’associazione apartitica, ma a un certo punto, davanti all’assenza di risposte, abbiamo deciso di aderire all’unanimità, come direttivo, alla proposta di sostenere i candidati Franzini e Spaggiari. Perché la diga è necessaria, e non riuscire a far arrivare l’acqua ai prati stabili significa anche impoverire le falde: nella fascia pedecollinare tante case sono crepate a causa della subsidenza. Tra l’altro, considerando il bacino imbrifero del Po, l’Emilia Romagna è la regione con il minor numero di invasi. La diga sull’Enza serve per varie finalità, compreso il reperimento di acqua con i Canadair in caso d’incendio». —
M.G.
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