Le tre Befane di Miscoso passano di casa in casa tra canti e filastrocche
La tradizione si è ripetuta nella piccola comunità al confine con Parma dove durante le feste gli abitanti migrati tornano per gli auguri
VENTASSO. Un intero paese al traino delle Befane, fra antichi riti, salame fritto e tanti brindisi. A Miscoso di Ramiseto, l’ultimo paese reggiano del Crinale prima del confine con Parma, il congedo alle feste natalizie arriva sempre la sera del 5 gennaio con una festa della Befana peculiare ed amatissima, e nel 2020 la tradizione non si è interrotta. Anzi, oltre un centinaio di persone si sono ritrovate insieme nel piccolo borgo per un lunghissimo pomeriggio di baldoria.
Miscoso, per la sua posizione isolata, è da sempre luogo di migranti, di uomini e donne che si trasferiscono altrove per lavoro, ma che mantengono comunque un saldissimo legame con casa. E a casa, per le feste, si ritorna. Come di consueto, da Natale all’Epifania il paese ha visto aumentare notevolmente il numero degli abitanti, grazie al rientro di tanti abitanti. Il momento dei saluti è da sempre quello della sera del 5 gennaio, con una celebrazione della Befana che coinvolge letteralmente tutto il paese. La formula è sempre quella. Si parte dal fondo dell’abitato, dove inizia la vecchia carraia che porta a Cecciola, con una piccola comitiva composta da un fisarmonicista e da tre befane, interpretate da tre abitanti di cui non si conoscerà il viso sino al termine. Il gruppetto si ferma davanti a ogni casa, intonando un canto tradizionale le cui strofe crescono man mano. Chi è dentro all’abitazione apre le porte, accoglie i viandanti con cibo, vino e bevande e lascia degli altri prodotti gastronomici come dono, che le befane porteranno in corteo. Dopo il rinfresco, i residenti chiudono le porte e si uniscono alla comitiva cantante.
La manovra si ripete casa dopo casa, ingrossando progressivamente la combriccola, che alla fine del paese è riuscita a mettere insieme tutti i presenti. L’ultima tappa è nel caposaldo di Miscoso, il ristorante “La Montanara”, unico esercizio pubblico della zona. Nella sera della Befana chiude ai clienti e diventa il ritrovo di tutti i partecipanti alla festa.
Il momento più atteso è l’assaggio di un piatto quasi unico, il salame fritto nel vino bianco, vecchia usanza dell’alto ramisetano per i mesi invernali, per gli anni in cui il freddo permetteva di “disfare” il maiale. Non mancano ovviamente vin brulée e, nella borgata del Palarino, i classici tortellini natalizi in versione ancora più gustosa, riempiti di Nutella. Sempre al ristorante, si consumano tutti i doni raccolti dal corteo e finalmente le befane vengono smascherate, rivelando i loro volti, al centro di scommesse e interrogativi nelle ore precedenti. —
Adriano Arati
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google