Taglio di alberi indiscriminato L’imprenditore viene assolto
Abbattute 150 piante di troppo per la realizzazione di un ripido sentiero abusivo La mancata autorizzazione è prescritta, non provato che Riotti abbia disboscato
VILLA MIN0zzo. A distanza di sei anni si è chiusa ieri – in tribunale a Reggio Emilia – una vicenda piuttosto emblematica di quanto avviene nella nostra zona appenninica, fra piste forestali, rispetto delle piante, taglio degli alberi per ottenere legna da ardere.
Due le accuse giudiziarie da cui ha dovuto difendersi l’imprenditore agricolo 48enne Giovanni Riotti, titolare dell’omonima ditta di Villa Minozzo. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri forestali, i due reati sarebbero stati commessi in località Fosso del Lago del Monte Torricella. In primis si fa riferimento alla realizzazione di una pista per lo più usata da trattori, su terreni contrassegnati da una notevole pendenza. La realizzazione viene collocata fra la fine del 2013 e il 9 maggio 2014 (quest’ultima è la data dell’accertamento da parte di chi ha indagato).
Per gli inquirenti l’imprenditore aveva agito “senza il previsto titolo abitativo Scia – come recita il capo d’imputazione – e l’autorizzazione paesaggistica”. In seconda battuta e sempre relativamente a quella pista forestale, era stato danneggiato il bosco misto di cerro e carpino su una superficie di circa due ettari. Vale a dire che, considerata la notevole pendenza del terreno – media del 70% con esposizione a nord – per gli inquirenti dovevano restare in dotazione di quel bosco 340 piante matricine (che vengono lasciate quando si effettua il taglio di un bosco ceduo allo scopo di garantire la rinnovazione del bosco per seme, ndr), mentre ne erano rimaste 190, quindi le 150 tagliate (pari al 45% di quelle da salvaguardare) hanno costituito un danno per i proprietari di quel terreno. Da qui l’accusa di danneggiamento.
Ieri mattina, dopo aver sentito in aula l’investigatore intervenuto, un geometra che aveva curato una pratica legata a questa storia e l’imputato, si è passati alla discussione. E l’avvocato difensore Italo Rovali ha “aggredito” in punta di diritto le due imputazioni. Sul caso delle mancate autorizzazioni per la pista forestale, il legale ha evidenziato come la Corte Costituzionale abbia – nel 2106 – derubricato il reato e la contravvenzione prevista è già prescritta (la “scure” cala a cinque anni dal fatto e l’evento iniziale si colloca nel 2013). Mentre sul danneggiamento non vi è la prova che sia stato commesso da Riotti, perché «la Forestale non ha visto chi ha tagliato le piante – rimarca Rovali – ma ha fatto l’accertamento quando veniva portato via il legname, quindi ha solamente supposto che l’abbattimento l’avesse eseguito il mio assistito. E non essendo provata la responsabilità del danneggiamento, Riotti va assolto». La Procura si è trovata d’accordo con la difesa solo sulla prescrizione della prima accusa, mentre per il danneggiamento ha chiesto 8 mesi di reclusione.
Dalla breve camera di consiglio il giudice Simone Medioli Devoto ne è uscito con una sentenza che ha accolto in toto la tesi difensiva. —
T.S.
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