Il questore: «Serve fare rete per combattere il fenomeno»
reggio emilia. «L’esigenza di fare rete è un mio pallino da sempre ed è una cosa in cui credo moltissimo. La prevenzione non si può fare oggi se non in questo modo. Non è mai solo una questione di polizia, del Comune o di altri enti. Sempre più spesso le questioni da affrontare sono complesse, richiedono risposte complesse e la partecipazione di più soggetti».
È con queste parole che il questore Antonio Sbordone, firmando il protocollo siglato con la Papa Giovanni XXIII per la rieducazione degli uomini maltrattanti, ha spiegato l’esigenza di uno sforzo condiviso per affrontare e contrastare efficacemente il fenomeno della violenza sulle donne.
«Dobbiamo impegnarci di più – ha proseguito il questore – per evitare che ci siano le vittime e anche per evitare che le donne siano vittime due volte: vittime di violenza e vittime di questa cultura becera e sessista per cui alla fine “se la sono cercata”. Sicuramente tutti insieme, polizia, ministero e media, abbiamo ottenuto moltissimo sotto questo aspetto. Meno invece sull’aspetto di avere meno morti, meno lesioni, meno danni, meno vittime».
E proprio per questo il protocollo firmato ieri può essere molto importante: «Intervenire sugli uomini è una strada da percorrere con sempre maggiore convinzione per far in modo che possano recuperare questo divario sociale e culturale per cui non riescono a stare al passo con le donne ,che hanno un giusto grado di emancipazione e di autodeterminazione. Emancipazione che gli uomini non sono in grado di riconoscere e accettare».
Questa firma, ha concluso Sbordone, «è importante per far in modo che l’ammonimento serva effettivamente, dotandolo di questo strumento di accompagnamento. Noi mettiamo in questo protocollo tutta la nostra passione e partecipazione, speriamo e contiamo di avere dei risultati».
Fino ad ora i 18 partecipanti al gruppo di recupero della Papa Giovanni hanno trovato il contatto del servizio tramite i media, mentre altri hanno avuto rapporti antecedenti con altri tipi di servizi (psicologi, servizi sociali, avvocati) per poi approdare al Sum (Servizi per Uomini Maltrattanti). Da oggi un’importante spinta a questo progetto arriverà anche dalla questura.
Attualmente i partecipanti al gruppo della cooperativa sociale in alcuni casi non hanno ricevuto alcuna denuncia, in altri hanno subìto la denuncia d’ufficio successiva al ricovero della donna al pronto soccorso, in altri casi sono dovute intervenire le forze dell’ordine e ci sono stati procedimenti penali con conseguenze importanti. A prescindere dalla situazione giudiziaria, tutti hanno chiesto liberamente di essere aiutati su questo problema e non ci sono invii obbligati dalla magistratura. —
L. G.
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