Quelle bombe sganciate su Reggio Emilia che portarono 262 morti e distruzione
Il 7 e 8 gennaio 1944 la città subì un doppio, violentissimo attacco aereo: nel mirino le Officine Reggiane e Santa Croce
REGGIO EMILIA. Bomba su bomba. In questi giorni le immagini di esplosioni e di danni da bombardamenti e da lanci di missili sono ben presenti in tutto il pianeta, dopo il botta e risposta di attacchi fra Usa e Iran. Momenti che finiscono per rievocare anche i tanti momenti cupi vissuti nello scorso secolo. In Europa, in Italia e pure a Reggio.
Mentre scorrevano i video dei danni provocati in Iraq da statunitensi e iraniani, nella nostra città ricorreva l’anniversario delle giornate più sanguinose vissute durante la seconda guerra mondiale, i bombardamenti alleati che fra il 7 e l’8 gennaio 1944 provocarono oltre 260 vittime a Reggio e distrussero buona parte della zona industriale attorno alle Officine Reggiane. Oltre al quartiere di Santa Croce, nato in quei decenni per ospitare le maestranze dell’enorme complesso produttivo di via Agosti.
Nelle giornate fra il 7 e l’8 gennaio i ripetuti attacchi aerei delle squadre di bombardieri dell’aviazione statunitense e di quella britannica portarono a un bilancio pesantissimo, il più violento attacco alla nostra città negli anni dell’intera seconda guerra mondiale.
Le due incursioni scaricarono centinaia di bombe e provocarono la morte di più di 260 persone e la devastazione di Santa Croce: l’obiettivo primario erano proprio le Officine Reggiane, azienda importantissima per la produzione bellica italiana.
Non fu l’unico brutto momento passato dagli abitanti reggiani: nella seconda fase del conflitto, dopo la resa italiana, il territorio provinciale fu il bersaglio di quasi 700 attacchi, con circa 800 vittime e duemila feriti in totale causati da oltre 22mila bombe.
Nessun periodo fu così carico di sangue e di eventi come quella passata all’inizio del gennaio 1944. La prima ondata della sera del 7 e la seconda partita alle 13 dell’8 gennaio (76 anni ieri) generarono danni enormi alle Reggiane e alla stazione; lo scopo bellico era stato raggiunto. Ma il conto era salatissimo. Alle 262 vittime vanno aggiunti i feriti, in particolare i mutilati, oltre alle case devastate proprio nei giorni più freddi dell’inverno.
Migliaia di operai delle Reggiane vennero inviati in altri stabilimenti o assorbiti dall’organizzazione italo-tedesca Todt. La distruzione arriva sino ai limiti del centro, con conseguenze inaspettate. Le bombe cadono anche sul vecchio carcere dei Servi, le mura cedono e tanti prigionieri riescono a scappare.
Fra loro Alcide Cervi, papà Cervi, rinchiuso da tempo nella prigione cittadina e ancora ignaro della sorte toccata ai sette figli, fucilati una decina di giorni prima al poligono di tiro vicino al tribunale.
Buona parte dell’esagono venne intaccata dalle esplosioni. Buona parte di via Roma e di piazza Scapinelli, il mercato coperto dell’epoca e pure l’ospedale cittadino – all’epoca con sede in via Dante – vennero semidistrutti.
Nemmeno i tentativi di protezione servirono a molto. In piazzale Marconi, davanti alla stazione dei treni, era stato costruito un rifugio antiaereo che ovviamente si riempì di abitanti. Una bomba lo colpì in pieno, e poco poterono parere le pareti blindate. —
Adr.Ar.
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