«Sbagliata l’aliquota unica Irpef al posto della progressività»
Cgil, Cisl e Uil contestano l’applicazione allo 0,7%: «Penalizzati gli scaglioni più bassi (0,45% e 0,55%) e avvantaggiati quelli più alti (0,78% e 0,8%) in barba all’equità»
GUASTALLA. I sindacati provinciali Cgil, Cisl e Uil contestano le recenti scelte dell’amministrazione comunale di Guastalla in merito all’addizionale Irpef e affermano che è «sbagliato sostituire la progressività con l’aliquota unica».
Nei giorni scorso l’amministrazione comunale ha annunciato la rimodulazione del sistema di applicazione dell’addizionale Irpef superando il regime “a scaglioni”, introducendo una aliquota unica allo 0,7% e innalzando il limite reddituale da considerare per l’esenzione totale a 15mila euro (prima era a 10 mila), in modo da alleggerire la pressione fiscale su 600 cittadini guastallesi in più rispetto all’anno precedente.
«Cgil, Cisl e Uil hanno appreso dalla Gazzetta di Reggio di martedì 7 gennaio che il Comune di Guastalla ha approvato il bilancio di previsione 2020 “entro il 31 dicembre tra i primi in provincia” – affermano i sindacati in una nota –. Entrando nel merito delle scelte di bilancio degli amministratori guastallesi riportate nell’articolo della Gazzetta, rimaniamo sconcertati dalla decisione di modificare l’addizionale Irpef con l’introduzione di un’aliquota uguale per tutti al posto degli attuali “scaglioni” reddituali, in quanto tale sistema sarebbe “favorevole ai beneficiari di redditi più alti”. In realtà – argomentano i sindacati – il sistema a scaglioni opera in base al criterio della progressività, come previsto in Costituzione; si evidenzia che ad oggi è il sistema applicato dalla maggior parte dei Comuni del territorio reggiano, condiviso con le organizzazioni sindacali».
Cgil, Cisl e Uil proseguono affermando di «non condividere, pertanto, la scelta del Comune di Guastalla, poiché penalizzerà i cittadini attualmente inseriti nei due scaglioni più bassi, le cui aliquote passeranno rispettivamente dallo 0,45% e 0,55% allo 0,7%, mentre chi si trova negli scaglioni più alti si vedrà diminuire le aliquote rispettivamente dallo 0,78% e 0,8% allo 0,7%, in barba al principio dell’equità sociale».
«Unica nota positiva – affermano i sindacati – l’estensione della fascia di esenzione, che passa da 12.000 euro a 15.000 euro. Per quanto riguarda le altre imposte, come Imu e Tasi, fa piacere riscontrare che nel 2020 non si prevedono aumenti, ma facciamo notare, a chi attribuisce alla giunta Verona il merito di non avere mai aumentato la tassazione dal 2014 ad oggi, che dal 2014 al 2018 i tributi locali sono rimasti bloccati anche a seguito di una norma inserita nella legge di bilancio 2015 e poi prorogata fino al 2018».
Cgil, Cisl e Uil evidenziano inoltre che «il bilancio è stato approvato senza alcun confronto preventivo con le organizzazioni sindacali, contrariamente a quanto avvenuto con gli altri Comuni che hanno approvato il bilancio entro tale termine; l’essere tra i primi ad approvare il bilancio non è necessariamente un valore, sono altresì importanti il metodo e il merito delle scelte effettuate, e noi crediamo che mantenere aperto il dialogo con soggetti di rappresentanza che coinvolgono una significativa fetta di popolazione dovrebbe essere interesse di tutte le Amministrazioni. Specialmente in un contesto come quello attuale, in cui registriamo tante situazioni di lavoratori, pensionati e famiglie in difficoltà e le politiche pubbliche dovrebbero essere il più possibile orientate a ridurre le disuguaglianze e a dare una risposta ai tanti bisogni, vecchi e nuovi, che le persone esprimono». —
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