Gazzetta di Reggio

Reggio

si puÒ cogliere L’importanza formativa degli anni del liceo

giorgio vioni * ; * ex docente di italiano e latino del Liceo Ariosto-Spallanzani

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giorgio vioni *

Gentile Direttore, la lettera del dottor Gabriele Vezzani sul libro Il Liceo Ariosto-Spallanzani, pubblicata sulla “Gazzetta” lunedì 6 gennaio, può essere associata – si parva licet – al genere della “stroncatura”, inaugurato da Giovanni Papini nel 1916.

Il libro, curato da Giuliana Lusardi e Lorenzo Capitani, con la prefazione di Giuseppe Gherpelli, della cui complessa e meditata stesura sono stato testimone (e al quale ho fornito un piccolo contributo) è strutturato in tre parti: a) storia e cultura; b) immagini (foto di classe) dei due licei; c) contributi e testimonianze di circa cinquanta ex-allievi di entrambi i licei a partire dagli anni Cinquanta fino ai primi anni Ottanta. Se nella prima parte si traccia un breve quadro storico dei due licei reggiani fino alla loro unificazione, col ricordo di alcune figure esemplari e con un documentato ritratto-saggio sulla figura di Ermanno Dossetti, preside del Liceo classico nel tempestoso triennio ’68-’70, nella sezione conclusiva rendono la loro testimonianza ex-allievi poi divenuti imprenditori, amministratori, professionisti, politici, sindacalisti: quasi una piccola antologia di memorie, non prive di commozione e nostalgia di anni che ne hanno segnato la giovinezza ed orientato gli studi successivi e la vita professionale.

In queste microstorie, se si ha la pazienza di leggerle, si può cogliere la consapevolezza dell’importanza formativa che gli anni del liceo hanno costituito per la loro crescita umana e civile; ed anche quando vengono rievocati episodi scolastici “memorabili”, vi si coglie quasi il rimpianto di un’esperienza impegnativa che ha lasciato un segno profondo nelle loro esistenze.

Il dottor Vezzani lamenta che proprio quegli anni turbolenti della contestazione studentesca, gli scontri e le contrapposizioni tra studenti di diverse appartenenze politiche non siano stati adeguatamente documentati e dichiara che il libro lo ha lasciato indifferente. Forse, mi permetto di osservare, una reazione di indifferenza avrebbe dovuto comportare maggiore sobrietà dello spazio occupato da un’intera pagina di giornale. Ma credo che il dottor Vezzani, medico-psicoterapeuta, avrà almeno scorso quel divertente e fortunato libro di Pierre Bayard (psicanalista), Come parlare di un libro senza averlo mai letto, uscito nel 2007, la cui epigrafe di Oscar Wilde recita: “Non leggo mai libri che devo recensire; non vorrei rimanerne influenzato”. —









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