«O viene fatta partire adesso o non verrà fatta mai più»
«Ripartiamo dai lavori dell’89 perché da quest’anno per i progetti di nuove dighe serve il parere favorevole degli Stati membri europei»
REGGIO EMILIA. «Ero presente all’incontro con Andrea Costa, segretario provinciale Pd – dice Lino Franzini, presidente del Bacino imbrifero montano dell’Enza , strenuo sostenitore della diga di Vetto secondo il progetto Marcello –. Incontro tenutosi nella massima cordialità e mirato a comprendere la disponibilità del Pd a inserire nel suo programma elettorale la ripresa dei lavori della diga come da lavori sospesi il 16 agosto 1989. Non si chiedeva un parere sulla diga; i pareri favorevoli a quest’opera erano già stati espressi dai ministeri competenti e dalla Regione nel 1987. Feci presenti al segretario che per le necessità di lavoro sui paesi montani, per i fabbisogni energetici, per l’eliminazione dei danni da siccità e da esondazioni era indispensabile che la politica si esprimesse a favore della ripresa dei lavori in quanto non esisteva motivazione tecnica che ne impedisse la ripresa; i lavori furono sospesi il 16 agosto 1989 per la mancanza della Via (valutazione d’impatto ambientale, ndr), che costò a noi italiani 1,5 miliardi di vecchie lire; fu depositata al ministero che l’approvò e comunicò alla Regione il suo parere favorevole alla ripresa dei lavori».
«Costa comprese che la diga avrebbe dato un grosso contributo a risolvere i problemi idrici di Reggio e Parma, ma allo stato attuale non era in grado di esprimersi sulla possibilità o meno di inserire la diga di Vetto nel programma Pd; si riservava tempo per discuterne con i vertici del partito. Da allora non ci sono giunte notizie in merito, e questo ci ha indotti a indirizzare gli elettori verso chi ci ha assicurato il suo impegno alla ripresa dei lavori. D’altronde sono 30 anni che aspettiamo che il Pd, che amministra questa Regione da sempre, comunichi al ministero la sua disponibilità alla ripresa dei lavori, cosa che non ha mai fatto. Credo che se il 27 gennaio il Pd sarà ancora al potere, della diga di Vetto o di una qualsiasi altra diga nessuno parlerà più, considerando che dal 2020 i progetti di nuove dighe necessitano del parere favorevole degli stati membri europei. Considerando che il fabbisogno idrico a seguito dei cambiamenti climatici è questione di vita o di morte per la nostra agricoltura, i Consorzi irrigui reggiani privati il 17 gennaio hanno organizzato un convegno a Montecchio con un climatologo di fama nazionale che farà presente la situazione idrica e climatica a seguito dei cambiamenti climatici a livello mondiale».
Franzini è il primo firmatario del documento sottoscritto in Regione il 5 giugno 2018. «A settembre ci dovevano dare le conclusioni ma nulla, anche se questo documento riportava solo le necessità idriche del conoide dell’Enza e non le necessità idriche delle due province. Non riprendere i lavori di costruzione della diga di Vetto, di 20 metri più bassa di quella di Ridracoli e 100 metri più stretta, fu la più grande atrocità di questi territori». —
M.G.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google