Selfie e tanti baci a colazione Poi foto di gruppo sotto il Tricolore
Salvini in piazza Prampolini ripete il rito popolar-mediatico Giro per la provincia e i mercati. Pellegrinaggio dal beato Rivi
STEFANO SCANSANI
E dai, e dai, e dai, Matteo Salvini a forza di scorrazzare per l’Emilia una qualche inflessione nella parlata l’ha presa. Nella esse lipidica e nelle vocali allungate. Ma anche con il cava e metti di sciarpe delle tante squadre di calcio.
Quando è a Modena si annoda al collo quella dei “canarini” e quando piomba a Reggio esibisce quella “granata”. Eppure la differenza fra città e città è totale, storica. Sulla Gazzetta abbiamo pubblicato una vignetta dove lui corre dietro la palla con la casacca modenese di là e quella reggiana di qua. Gliela facciamo notare al Caffè Europa tra la ressa, i baci-baci e i selfie-selfie.
Salvini vede, legge, pensa, cambia espressione: «E che cosa devo fare? Se in ogni posto me le regalano devo rifiutarle?».
Sono da poco passate le 9 e fuori gennaio fa sul serio. La folla s’infila dentro il bar: i vertici locali della Lega, la comitiva venuta da Modena per vedere da vicino il Capitano, le forze dell’ordine, un militante che ha sfidato l’1 sottozero presentandosi in completo gessato blu, scarpe di vernice, cravatta extralarge verde Padania come il portachiavi, e donne, molte donne pronte all’autoritratto con Salvini. Lui non delude nessuna.
Il rito di ieri mattina è stato il solito: il leader della Lega va dove c’è gente o si fa gente, il mercato, il bar, la piazza, il nugolo delle videocamere e dei cronisti imbacuccati.
Autoscatto sociale.
Beve il caffè e chiede se a pagare sarà Bonaccini. Fa l’ironico. Nella mattinata dentro il bar di piazza Prampolini serpeggia il primo riferimento all’avversario. Il secondo è davanti il municipio, quando Salvini invita i devoti a fare e dire “ciaooo” all’amministrazione comunale, al sindaco Pd Luca Vecchi.
Poi l’immancabile foto di gruppo in piedi ed accosciati. La location la decide lui: sotto lo stendardo del primo Tricolore, all’imbocco di via Toschi (Do you remember? Il Tricolore non mi rappresenta, non lo sento come la mia bandiera. A casa mia ho solo la bandiera della Lombardia e quella di Milano. Il tricolore è solo la Nazionale di calcio, per cui non tifo. Mi rappresenta quando diventeremo un Paese normale con meno sprechi e ruberie al Sud. Salvini, 23 ottobre 2011).
Parecchi i meridionali in piazza e al seguito. Si tratta di un’ormai consolidata riprova dell’evoluzione geopolitica della Lega che l’Italia abbraccia tutta. Infatti discorrendo sulla crisi libica Salvini fa riferimento alla Turchia come di una potenza regionale che “potrebbe prendere in ostaggio le nostre frontiere oltre che da oriente anche da meridione”. Il leader della Lega che s’appresta a raggiungere il mercato settimanale di Casalgrande e a entrare in qualche negozio del centro, infilza il governo presieduto da Giuseppe Conte sulle tensioni internazionali: “Assente e ignorante, il più assente della storia della diplomazia italiana”.
Da tempo non veste i panni del poliziotto o del vigile del fuoco, nemmeno la felpa indigena (Emi-lia, Rom-agna, Reg-gio E., Mod-ena, Par-ma, in mezzo c’è sempre una cerniera). Salvini indossa una giacca aderentissima della onlus “Cancro, primo aiuto”.
Il Capitano enumera i problemi della regione nostra: “Il lavoro, la poca gente che ha pagato per le cooperative saltate, la minaccia della tassa sulla plastica, e il 26 gennaio si fa la storia”. Scusi, la Borgonzoni dove sta? «Più tardi ci incrociamo».
Salvini conferma il fuori programma a San Valentino di Castellarano sulla tomba di don Rolando Rivi, il seminarista ucciso dai partigiani: «Sì, pochi minuti. È un omaggio a quelle vittime innocenti ricordate da pochi. La mia giornata oggi passa da quello». Passa anche per la strategia dei selfie che nel nostro tempo hanno sostituito il “santino” tascabile che accompagnava la memoria fin dentro l’urna: una specie di segnalibro, un non-ti-scordar-di-me. La signora ottantaduenne vicino all’edicola si sbraccia con lo smartphone e chiama forte “Salvini, Salvini, Salvini vieni qui che facciamo la foto. Se facciamo la foto ti do il voto”. Oplà, accontentata. —
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