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Elezioni regionali Emilia-Romagna, i vescovi si schierano: «No ai sovranismi»

Elezioni regionali Emilia-Romagna, i vescovi si schierano: «No ai sovranismi»

L’endorsement è arrivato dall’Osservatorio regionale sulle tematiche politico-sociali della Cei: «non possiamo tollerare» che si ceda il passo a «sovranismi e populismi»

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REGGIO EMILIA. In Emilia-Romagna «non possiamo tollerare» che si ceda il passo a «sovranismi e populismi». È questo il monito lanciato dai vescovi emiliano-romagnoli in vista delle prossime elezioni regionali attraverso l’Osservatorio regionale sulle tematiche politico-sociali intitolato a Giovanni Bersani, organismo nato nei mesi scorsi per volontà dei vescovi della conferenza episcopale dellEemilia-Romagna. .

Nel documento approvato e diffuso a due settimane dal voto, si sostiene che «il nostro bene dipende non solo da un’amministrazione efficiente e integra, ma anche da una politica regionale che lasci spazio, anzi che favorisca, tutte quelle pratiche di azione che trovano il loro fondamento nel principio del dono come gratuità».

Attraverso il suo Osservatorio, dunque, la Conferenza episcopale dell’Emilia-Romagna ci tiene a sottolineare che «è solamente il principio di fraternità che riesce a far stare assieme libertà e uguaglianza. In una società bensì giusta, ma non fraterna, la democrazia prima o poi cede il passo alle tante forme, oggi ritornate di moda, di sovranismi e populismi. Non possiamo tollerare che ciò abbia a realizzarsi nella nostra Emilia-Romagna». Nel documento l’Osservatorio indica alcune «aree di intervento che riteniamo più urgenti, oltre che necessarie». La prima è la famiglia, che secondo la Chiesa emiliano-romagnola ha bisogno di un «ripensamento radicale dei modi di fornitura dei vari servizi e dei criteri di allocazione delle risorse».

E un primo aiuto può venire dall’introduzione di un «fattore famiglia per quanto concerne il regime di fiscalità». Secondo l’osservatorio della Cei «occorre passare da una politica per la famiglia a una politica della famiglia, la quale non può continuare a essere considerata oggetto, ma soggetto».

In altre parole, «interventi in chiave solo assistenzialistica devono cedere il passo a interventi promozionali. più che di tavoli di concertazione, occorre attivare la co-progettazione e co-programmazione secondo il principio di sussidiarietà circolare». Lo stesso va fatto più in generale anche nel campo del welfare e della sanità. Per evitare il rischio di perdere «il sacrosanto principio dell’universalismo – si legge nel testo – è urgente dare ali al welfare di comunità, un welfare generativo che vede nella cooperazione tra pubblico, privato e terzo settore il modo concreto di far marciare assieme universalismo e sostenibilità finanziaria».

E ancora, l’Osservatorio della chiede a gran voce che sia riconosciuta «vera parità tra scuole statali e non statali, ma sempre pubbliche», arrivando a un «patto educativo per schiudere orizzonti nuovi alla nostra regione». Sul fronte economico, invece, il nuovo organismo regionale dei vescovi invita a «sostenere in forme nuove la biodiversità delle forme d’impresa», affiancando cioè alle aziende capitalistiche e alla cooperazione realtà come «società benefit, impresa sociale e impresa di comunità».

L’Emilia-Romagna però ha «l’intelligenza e le energie per imprimere, sia pur con la gradualità necessaria, un corso nuovo all’economia – si legge ancora nel documento – elaborando un originale modello di economia civile di mercato. Non si può continuare a ondeggiare tra economia neo-liberista di mercato ed economia neo-statalista di mercato. C’è l’opzione, oggi fattibile, dell’economia civile di mercato».

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