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Liquidazione amministrativa 

Legacoop e Coopsette operazione solidarietà per i soci prestatori

Legacoop e Coopsette operazione solidarietà per i soci prestatori

Il quadro delineato da Edwin Ferrari: «Nonostante la crisi gli occupati della nostra cooperazione sono 62mila» 

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REGGIO EMILIA. In questi giorni, Legacoop Emilia Ovest, insieme a Boorea, ha avviato il ricevimento dei soci prestatori di Coopsette in liquidazione coatta amministrativa. Questa operazione di solidarietà si inserisce nella serie di azioni con cui cooperative e soci aderenti a Legacoop hanno destinato risorse in modo del tutto volontario per dare sollievo ai soci prestatori colpiti dalle crisi aziendali.

Le grandi difficoltà delle cooperative di costruzioni rientrano in un contesto che negli ultimi dieci anni ha visto il tracollo dell’intero settore.

Bastano alcuni dati: fallite 125.000 imprese in Italia (fonte Ance); persi 70 miliardi di euro di investimenti di cui 66% nel comparto residenziale e 27% non residenziale (fonte Ance); persi 539.000 posti di lavoro (fonte Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro) di cui 30.000 in Emilia-Romagna.

I soci delle cooperative, oltre che con il lavoro, possono partecipare alla società finanziandola attraverso lo strumento del prestito sociale che rientra nel rischio di impresa.

A differenza del mondo privato però, il mondo cooperativo si è attivato per alleviare le difficoltà dei soci che si sono trovati coinvolti nelle crisi aziendali, da una parte grazie ad un’azione intercooperativa di carattere solidaristico, volontario e di significativo valore sociale che ha consentito il recupero di una percentuale del prestito per un valore totale superiore ai 32 milioni di euro; dall’altra si è messa in campo una serie di iniziative per tutelare il lavoro con operazioni di Workers Buyout, ricollocamenti e riconversioni.

«Nonostante la congiuntura molto critica – sottolinea a questo proposito Edwin Ferrari, presidente di Legacoop Emilia Ovest – dal 2013 gli occupati della nostra cooperazione sono passati da 43.000 a 62.000 nel 2018, a testimonianza della reattività del movimento e della sua capacità di fronteggiare le difficoltà del contesto, garantendo occupazione e radicamento nel territorio». —

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