Chi piglia Scandiano conquista l’Emilia
I capoluogo del distretto ceramico paradigma di una sinistra che resiste e una destra che avanza tra Salvini e sardine
Capire Scandiano per capire e vincere l’Emilia. In queste settimane la cittadina del Boiardo si sta ritrovando spesso al centro di discussioni e analisi politiche, sempre più frenetiche con l’avvicinarsi delle elezioni regionali del 26 gennaio prossimo. È forse la prima volta in cui il centro-sinistra appare realmente vulnerabile in Emilia Romagna, a causa dei cedimenti interni e della crescita della Lega, e per cercare di prevedere il futuro si va inevitabilmente al passato. E a quello che il passato ha costruito.
Scandiano rappresenta per tanti versi un modello del percorso emiliano-romagnolo, un cammino virtuoso che dalla devastazione del dopoguerra ha portato a decenni di crescita e di livelli qualitativi difficili da immaginare, e non solo nel contesto italiano. Da sempre governato dalla sinistra, dal Pci sino ai vari eredi attuali, ha unito attenzione ai servizi e un tessuto produttivo solido e radicato, diviso fra ceramiche, alcuni colossi di spessore internazionale e una fittissima rete di artigianato e piccole imprese.
Per tornare alla politica, è poi il luogo natale di Romano Prodi, grande rimpianto di chi ha sognato un centro-sinistra unito e un governo, e bersaglio principale per gli oppositori.
Matteo Salvini lo ha ricordato. Giovedì scorso, a Scandiano per un comizio in piazza I° Maggio, ha salutato la piazza con un richiamo ironico proprio a Prodi. Non lontano, parecchie centinaia di sardine si ritrovavano per una contro-manifestazione in piazza Boiardo, a pochi metri dalla rocca, simbolo cittadino, e a pochi metri dalla casa dove l’ex primo ministro è nato.
In quelle stradine medievali si incrociavano le voglie di cambiamento, le storie e le tradizioni che hanno governato questa terra per decenni. E sono tradizioni forti.
La sinistra classica, di matrice comunista e socialista, nata dalla Resistenza e che da sempre controlla il territorio, e la scuola cattolica dossettiana che in Prodi ha avuto l’esponente più noto. Proprio Prodi è anche l’elemento di sintesi, il docente di economia che ha teorizzato il modello emiliano in cui si univano sinistra e sviluppo industriale. Come primo ministro, caduto due volte per logorio interno, porta con sé speranza e delusioni di chi ha creduto in una certa idea di centro-sinistra. Ora, chi è sempre stato “dall’altra parte” vede l’occasione per prendersi la rivincita e ottenere finalmente una vittoria a lungo tempo apparsa semplicemente una utopia.
Difficile dire chi prevarrà, la continuità di Bonaccini o il cambiamento della Borgonzoni. Di sicuro a Scandiano, come in tutto il Reggiano, nessuno dei contendenti ha intenzione di mollare la presa senza aver tentato di tutto per vincere la battaglia elettorale. Le scorse settimane raccontano bene questa turbolenza, con il confronto a distanza Salvini-sardine e una serie di lunghissime discussioni e polemiche in cui il tema politico si lega alle questioni locali. Nel centro-destra ci si conta e ci si scopre numerosi, ma anche nel mondo del centro-sinistra la chiamata alle armi funziona, per certi versi. «Non andavo in piazza da trent’anni, ma questa volta c’è bisogno di tutti», diceva una sardina brizzolata nella serata di piazza. —
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