Recuperata l’imbarcazione del velista salvato a Siracusa
Il reggiano Alberto Prandi dopo la brutta disavventura della notte dell’Epifania «Non è da buttare, smaltirla costerebbe più del suo valore dopo averla riparata»
REGGIO EMILIA. «Nonostante i problemi tecnici, la burocrazia e non da meno i costi, la barca è a terra». La brutta disavventura è ormai quasi definitivamente alle spalle. Ed è già tempo di rimboccarsi le maniche. È quanto ha già iniziato a fare da venerdì Alberto Prandi, il velista reggiano salvato (dal vigile del fuoco reggiano Simone Salvarani) nel mare davanti a Siracusa, alle 3.45 circa della notte fra domenica 5 e lunedì 6. La barca di Prandi è andata praticamente distrutta. E a sue spese nei giorni scorsi sono iniziate le operazioni di recupero.
La barca era rimasta incastrata, in balia dei flutti, nella scogliera davanti a un ristorante chiamato Il faraone, con le onde che hanno pericolosamente inclinato l’imbarcazione su un lato. Le pessime condizioni meteo che da giorni stanno provocando danni e disagi in diverse zone della Sicilia hanno reso difficoltose le operazioni di soccorso: le raffiche di vento hanno impedito all’elicottero dei vigili del fuoco di mettere in atto un salvataggio aereo, le onde e gli scogli, invece, hanno impedito alle motovedette e ad altre imbarcazioni di avvicinarsi. È per questo che i vigili del fuoco hanno optato per un salvataggio via terra. Un soccorso durato complessivamente circa tre ore. «Diciamo che la barca non è da buttare – aggiunge Prandi – smaltirla costerebbe più del suo valore dopo averla riparata, ma ora non posso fare nessuna altra spesa». La barca era stata da poco sistemata, era stata presa a dicembre e stava per essere venduta. Ora è a terra: «Quando la avrò sistemata in una proprietà privata vedrò cosa fare – conclude Prandi, impegnato a predisporre il totale recupero con un trasporto speciale – visto che anche così la Guardia Costiera mi sollecita la rimozione». —
E.Spa.
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