Gazzetta di Reggio

Reggio

Storchi: «Pansa non ha mai scritto falsità»

Luciano Salsi

Lo storico di Istoreco conferma la sua stima verso lo scrittore e giornalista: «Anche se non condivido le sue ultime scelte» 

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La morte di Giampaolo Pansa richiama alla memoria le luci e le ombre del rapporto agrodolce, in ogni caso sanguigno come il suo carattere, che il grande giornalista aveva con la nostra città, data anche la cittadinanza reggiana della sua seconda moglie, Adele Grisendi.

Fu uno shock la pubblicazione de “Il sangue dei vinti” e degli altri libri sui delitti del dopoguerra da parte di una delle più autorevoli firme de La Repubblica. L'Anpi li accolse come un tradimento, visti i molti riferimenti alle vicende della nostra terra, e non mancò di contestarne vivacemente l'autore quando venne qui a presentarli. Non gli venne a mancare, però, la stima degli studiosi reggiani con i quali aveva collaborato. È il caso di Massimo Storchi, lo storico di Istoreco che aveva allacciato con lui un rapporto di amichevole collaborazione.

«Lo conobbi – riferisce Storchi – nel 1991 e avevo con lui una relazione di amicizia che rimase inalterata anche dopo la scrittura dei suoi controversi saggi. Presentai io a Reggio tutti i suoi libri fino al 2004, compreso “Il sangue dei vinti”. Non condividevo le sue ultime scelte, ma devo riconoscere che Pansa non ha mai scritto cose false». Al giornalista, peraltro, si contestava lo scarso rigore scientifico. «Il suo modo di lavorare – ricorda Storchi – faceva a pugni con la metodologia dello storico. Quando lessi le sue bozze gli suggerii di inserirvi le opportune citazioni. Lui però voleva farsi leggere dal grosso pubblico che non poteva accostarsi a volumi ponderosi. Ciò non toglie che avesse competenze precise in fatto di storia. Non ha scoperto fatti che non fossero già stati rivelati, ma ha raccontato ciò che gli antifascisti non avevano raccontato. Perciò è stato strumentalizzato dalla destra ed espulso dal mondo antifascista».

I più duri con lui sono sempre stati i dirigenti dell'Anpi provinciale. Il presidente Giacomo Notari e il direttore Antonio Zambonelli hanno bollato i «velenosi attacchi» contenuti nei suoi libri contestandone l'originalità. A loro parere non faceva altro che «zappare la terra in cui altri hanno già abbondantemente lavorato». —





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