Quella strada è una discarica di rifiuti Sei denunciati e ordine di rimozione
L’ex carraia trasformata con il Concrete Green: le analisi rivelano alta presenza di rame, piombo e cromo esavalente
Una carraia privata che divide campi coltivati nelle campagne di San Bernardino trasformata in una strada con il “Concrete Green”, un inerte artificiale prodotto da una società veronese che deriva dalla lavorazione dei rifiuti e già finito al centro di inchieste in Veneto (a cura della Dda di Venezia) e nel Modenese. Le indagini dei carabinieri forestali reggiani, supportate dalle analisi dell’Arpae, fanno emergere un dato inquietante: la presenza di alti quantitativi di inquinanti. Quanto basta per considerare rifiuto vero e proprio il materiale depositato e come una discarica quella strada.
Nell’inchiesta reggiana che ne deriva – titolare il sostituto procuratore Iacopo Berardi – sono sei gli indagati che, a vario titolo, ora dovranno rispondere per la realizzazione di una discarica di rifiuti pericolosi, di sistemazione e consolidamento di una carraia in difformità all’autorizzazione paesaggistica, della realizzazione di un piazzale ancora in assenza di autorizzazione paesaggistica. A essere denunciati sono l’amministratore unico 61enne, un socio di 50 anni e il responsabile tecnico d’impresa di 57 anni della veronese Tavellin Greenline di Cerea (che commercializza il Concrete Green), i proprietari dell’azienda agricola in cui strada e piazzale sono stati realizzati, marito e moglie di 77 e 64 anni di Novellara, nonché il direttore dei lavori, un professionista di 66 anni di Suzzara. Il Comune ora ha emesso un’ordinanza per la rimozione dei rifiuti.
È il novembre del 2018 quando iniziano i lavori in località Campo Bilanti. Sono le segnalazioni dei cittadini ad attivare il Comune e i carabinieri: è sospetto quel continuo via vai di camion, all’alba, in quello stradello isolato di campagna dove scaricano materiali. A indagare arrivano i militari del Nucleo investigativo polizia ambientale agroalimentare e forestale (Nipaaf) del gruppo carabinieri forestali di Reggio. Sotto la lente finiscono i lavori sulla carraia e sul piazzale di una struttura agricola.
Sono 8mila le tonnellate di conglomerato cementizio quelle accertate in loco. L’inerte di derivazione da rifiuti per essere utilizzato deve rispettare precisi requisiti di legge. Il Comune di Novellara chiede dunque di verificare la qualità del materiale e l’analisi viene eseguita da Arpae. Il risultato, secondo gli investigatori, «dimostra l’inidoneità del prodotto ottenuto dal recupero di rifiuti ritirati». Le analisi hanno evidenziato che alcuni composti hanno oltrepassato «in modo considerevole e preoccupante» il limite massimo ed in alcuni casi tale superamento è risultato «allarmante per l’uomo, la fauna e l’ambiente circostante». Il rame ha superato il limite del 3.800%, il piombo di oltre l’800%, il cromo totale di oltre il 400% e – ed il dato più allarmante – il cromo esavalente che si attesta a circa il 370% oltre il limite. Il terreno agricolo in questione deve sottostare a vincolo paesaggistico-ambientale: è un suolo libero e non impermeabilizzato. Un’autorizzazione di questo tipo però manca. Per chi indaga, il materiale è da considerarsi ancora un rifiuto la cui destinazione corretta è quella della discarica per rifiuti pericolosi. Sotto accusa anche i quantitativi: il progetto approvato indicava il deposito di circa 350 mc mentre le attività di polizia giudiziaria hanno appurato che, complessivamente, sono stati trasportati, scaricati e ammassati invece 4.260 mc di “Concrete Green”. —
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