Gazzetta di Reggio

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fabbrico, il processo 

Accusato di stupro, è scarcerato dopo un anno

Tiziano Soresina
Accusato di stupro, è scarcerato dopo un anno

In attesa della sentenza ormai vicina, i giudici liberano l’imbianchino, ma non può avvicinarsi alla 23enne, all’epoca incinta  

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Era in cella dal 19 gennaio 2019, e dopo circa un anno è uscito di recente dalla struttura carceraria di Modena su decisione della Corte che lo sta giudicando – in tribunale a Reggio Emilia – per una vicenda a dir poco delicata.

Stiamo parlando di un imbianchino marocchino 46enne che è accusato di aver sequestrato e stuprato – il primo settembre 2018 – una 23enne, all’epoca incinta di cinque mesi.

Lui si dichiara innocente da sempre, e anche non molto tempo fa, nel processo, ha ribadito di non aver sfiorato nemmeno con un dito la giovane.

Un negare su tutta la linea a cui si sarebbero aggiunte – a parere della difesa – delle incongruenze nel racconto della 23enne che si è costituita parte civile. Contraddizioni che andrebbero ad incrociarsi con quanto detto da un testimone.

Tutto ciò ha creato uno “scontro” fra l’accusa (il pm Valentina Salvi e l’avvocato di parte civile Alessandro Magnani) e la difesa (i legali Giovanni Tarquini e Carmine Migale) su cui si esprimerà il collegio giudicante fra una decina di giorni.

Nel frattempo, però, la difesa ha chiesto la liberazione dell’imputato, incassando il consenso del pm Salvi e il “no” della parte civile.

E la Corte – presieduta da Simone Medioli Devoto, giudici a latere Sarah Iusto e Stefano Catellani – ha deciso per la scarcerazione, sostituita con due misure restrittive: l’obbligo di firma in caserma a Fabbrico e il divieto di avvicinamento alla giovane che l’accusa di violenza sessuale.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, dopo una serata con alcuni amici diretti in discoteca, la giovane aveva deciso di tornare a casa.

Essendo a piedi, aveva ottenuto un passaggio dal nordafricano. Secondo il racconto della vittima però, invece di portarla a destinazione, il 46enne – in compagnia di un connazionale del quale si sono perse le tracce – avrebbe cominciato a fare il giro dei bar: alle sue rimostranze l’uomo l’avrebbe condotta in un appartamento (a Fabbrico, dove lui vive) e, dopo averla costretta a bere un’intera bottiglia di birra, ne avrebbe abusato sessualmente e ripetutamente.

La 23enne sarebbe stata trovata sull’auto del marocchino, sola e sotto shock; aveva subito sporto denuncia ai carabinieri di Bagnolo, indicando solo un nome, identificato dopo mesi. —





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