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Amianto, prosegue la bonifica rimosse altre 252 tonnellate

Adriano Arati
Amianto, prosegue la bonifica rimosse altre 252 tonnellate

Importanti sforzi nel corso del 2019 per la rimozione del pericoloso materiale Negli ultimi anni è stato eliminato oltre il 70% dei siti censiti come pericolosi

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CASALGRANDE. Altre 252 tonnellate di amianto tolte da edifici casalgrandesi. È un dato, quello delle attività 2019, che racconta sia degli sforzi di Casalgrande per bonificare il proprio territorio, sia di quante ancora siano gli inerti presenti in un’area ad altissimo tasso di industrializzazione, come il distretto ceramico.

Nel solo 2019, sono state rimosse 252 tonnellate di amianto, spalmate su 14.417 metri quadrati. Casalgrande è un esempio perfetto, con tantissime aree produttive sparpagliate nelle varie zone, realizzate nella seconda metà del ‘900; all’epoca, sino almeno agli anni ’80, l’amianto era un prodotto utilizzatissimo, la sua resistenza al fuoco lo rendeva un’ottima soluzione per sottotetti e infissi. Quello che ancora non era chiaro, quantomeno a livello pubblico, era il pericolo rappresentato: le polveri di amianto possono provocare diversi tumori polmonari, le migliaia di vittime in tutto il mondo sono un doloroso memorandum al riguardo.

Da tempo l’amministrazione comunale casalgrandese ha avviato un percorso per la bonifica del territorio, partito con un censimento completo necessario per capire dove si trovassero capannoni, abitazioni e strutture con coperture in amianto. La prima ricerca parlava di 133 siti con amianto, per un’area complessiva di 213.627 metri quadrati. Una successiva indagine ha ridotto parzialmente la cifra, che rimane comunque elevatissima, con 195.432 metri quadri a rischio.

In questi anni le bonifiche curate dai privati e dal pubblico – spesso anche con contributi regionali e statali – hanno portato alla messa in sicurezza del 70.4% del totale, pare 137.627 metri quadri e; l’amianto presente è stato o rimosso o isolato con materiali adatti a renderlo inoffensivo. In termini di peso, siamo a quota 2.408 tonnellate, a cui aggiungere altre 62.6 tonnellate di amianto trovato in altre aree, scoperte dopo il primo censimento. Il grosso del lavoro risale alla metà del decennio, nel 2019 sono state rese inoffensive 252 tonnellate, circa il 10% del totale eliminato. Numeri decisamente non da poco, che salgono ulteriormente se si contano anche parecchie migliaia di metri quadrati di porzioni di amianto e cemento ancora integre, sottoposte a controlli fissi.

Il pericolo è rappresentato dalle polveri, che spaccature e cedimenti rendono libere e inalabili. Ogni singola rimozione, sia volontaria che successiva ad un’ordinanza comunale o giudiziaria, viene certificata nei singoli dettagli, proprio per garantire che il tutto venga svolto correttamente. Il problema, da sempre, è quello dei costi. Le manovre per una corretta rimozione dell’amianto sono piuttosto elevati, richiedono procedure e attrezzature specifiche e tempi lunghi. Per risparmiare sulle spese, si sono viste centinaia di casi in cui la rimozione non viene effettuata, cercando di “nascondere” il tutto. Peggio ancora, i pezzi vengono tolti brutalmente e abbandonati in campagna, lungo fiumi e boschi, con tutti i rischi per la salute che ne conseguono. —

Adriano Arati

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