Anghinolfi, la difesa svela le carte «Valutare di spostare il processo»
Oliviero Mazza, legale dell’ex dirigente dei Servizi: «Clima incompatibile, non c’è serenità» La richiesta di nuove indagini: «Si faccia luce sulla reale esistenza della setta di pedofili»
La difesa
Evaristo Sparvieri
«Abbiamo a disposizione gli atti e possiamo metterci al lavoro per preparare la difesa. Chiederei alla pm di integrare le indagini, ci sono temi di prova che non sono stati esplorati. Ad esempio l’esistenza nel territorio di una rete di pedofili. Emerge dalle carte, ma non è stata oggetto di approfondimento». E poi: «C’è una situazione ambientale molto difficile, rilevata dallo stesso gip nel provvedimento di revoca dei domiciliari nei confronti dell’Anghinolfi. Valuteremo se avanzare alla Cassazione una richiesta di remissione del processo in altra sede giudiziaria». E ancora: «Rilevo, come dato cronologico e senza dietrologie, innanzitutto la tempistiche di questo fine indagini: la pm aveva chiesto la proroga di sei mesi, quindi aveva rappresentato l’esigenza di proseguire. Non capisco come mai non abbia usufruito di questo termine, chiudendo a dieci giorni dalle elezioni».
E infine: «I difensori sono stati avvisati contestualmente del deposito delle intercettazioni, ma sono mesi che ascolto intercettazioni trasmesse in tv o scritte sui giornali, indebitamente pubblicate». Comincia a scoprire le carte l’avvocato Oliviero Mazza, professore universitario e codifensore con Rossella Ognibene di Federica Anghinolfi, l’ex dirigente del Servizio sociale dell’Unione Val d’Enza considerata dall’accusa al centro del sistema sugli affidi illeciti portato a galla dall’inchiesta Angeli e Demoni. E, fra gli elementi su cui Mazza intende puntare la strategia difensiva, anche la richiesta di approfondimenti su quella rete di pedofili – considerata senza alcun riscontro oggettivo dall’accusa – che per il legale dell’Anghinolfi merita invece un’indagine approfondita.
«Visto che questi elementi emergono da intercettazioni di allora, la preoccupazione della Anghinofi per l’operatività della rete pedofili è genuina. Anghinolfi lo dice nel corso di dialoghi che sono stati intercettati, quando non aveva nell’anticamera del cervello l’idea di esser indagata. Quindi parlava a ragione veduta».
Secondo l’avvocato, nei confronti dell’ex dirigente dell’Unione c’è «una notevole ipertrofia delle accuse. Le vengono ascritte circa 50-60 ipotesi di reato. Un dato abnorme che mi fa pensare che questa proliferazione di accuse voglia nascondere l’inconsistenza delle stesse. Noi, parlo anche per Ognibene e Anghinolfi, siamo convinti di avere elementi sufficienti per dimostrare l’infondatezza delle accuse. E lo faremo già adesso».
Per legge, prima delle eventuali richieste di giudizio della Procura, con l’avviso di fine indagini si aprono i venti giorni in cui le difese potranno richiedere interrogatori, ulteriori indagini o depositare memorie. Opportunità che i difensori della Anghinolfi stanno predisponendo.
«Il primo elemento da accertare – aggiunge Mazza – è la sussistenza della rete di pedofili. Poi c’è un’altra questione che riguarda l’indagine: la pm si è sempre messa nella prospettiva di valutare ex post le cose, mentre per capire l’operato dei servizi bisogna entrare nell’ottica che quando erano arrivare le segnalazioni sui minori si era in una condizione tale da giustificare gli interventi, muovendosi per prevenire il pericolo di eventuali abusi. Se poi ci sono stati processi che hanno escluso gli abusi, si tratta di un elemento che non è incompatibile con il fatto che i servizi dovessero attivarsi preventivamente, soprattutto di fronte a segnalazioni qualificate come quelle che arrivano ai servizi sociali. È chiaro che questa è un’ottica ex ante, diversa rispetto all’accusa».
Sull’eventualità di una richiesta del cambio di sede giudiziaria, «il gip ha rilevato che la Anghinolfi è stata esposta al punto tale da parlare di una sua distruzione dell’immagine. Questo in una fase in cui gli indagati sono presunti innocenti. Il processo deve cominciare, ma è già stato fatto mediaticamente e politicamente. Io non voglio che si svolga in un clima incompatibile con il sereno svolgimento del dibattimento, minando l’esercizio e il diritto della difesa. Faremo di tutto per consentire un sereno svolgimento, ma allo stato non ci sono i presupposti, venuti meno anche dopo l’inopportunità di chiudere le indagini a dieci giorni dalle elezioni». Quanto all’eventuale sede alternativa, la competenza spetterebbe ad Ancora: «Stiamo valutando se ci sono i presupposti per presentare domanda sulla base del legittimo sospetto. Anghinolfi in ogni caso è determinata a difendersi nel merito ed è convinta di avere elementi per dimostrare l’infondatezza delle accuse che le vengono mosse». —
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