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Depistaggi, finti pedofili, regali negati Ecco le accuse al sistema degli affidi

E.Spa.
Depistaggi, finti pedofili, regali negati Ecco le accuse al sistema degli affidi

Le carte della Procura nel fine indagini ruotano attorno alla figura di Federica Anghinolfi: per lei oltre 50 capi d’imputazione

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REGGIO EMILIA. I casi di depistaggio messi in atto da alcuni indagati. L’indicazione di una setta satanica di pedofili – considerata dalla pm, Valentina Salvi, «non confermata da alcun dato oggettivo» – dai quali dover difendere i bambini perché – sosteneva la Anghinolfi – «gli appartenenti alla setta pedinavano gli operatori sociali». E poi il ricorso alla cosiddetta “macchinetta dei ricordi”, sequestrata a Nadia Bolognini, psicoterapeuta moglie di Claudio Foti della onlus Hansel e Gretel, che l’avrebbe acquistata su internet: un dispositivo indicato come non riconosciuto dall’ordine degli psicologi in Italia e risultato non conforme alle norme europee sulla base di una consulenza tecnica, disposta dagli investigatori. Il dispositivo, chiamato Neurotek, che con elettrodi dà impulsi elettromagnetici, non sarebbe pericoloso per la salute ma è stato notato che la presa elettrica è a rischio di corto circuito.

La terapia per cui sarebbe stato utilizzato è chiamata Emdr, ma rappresentanti di questo metodo, sentiti durante le indagini, hanno riferito che quanto avveniva in Val d’Enza non aveva nulla a che fare con loro. E ancora: le pressioni sempre dell’Anghinolfi agli altri assistenti sociali, soprattutto quelli con contratti a termine, nell’ambito di false relazioni per ingannare i giudici e provocare l’allontanamento dei bambini dalle famiglie naturali, cercando di convincerli di essere vittima di abusi. Sono alcuni elementi contenuti nell’avviso di fine indagini notificato martedì a 25 persone nell’ambito dell’inchiesta Angeli e Demoni sugli affidi illeciti in Val d’Enza: 108 i capi di imputazione contestati dalla Procura nell’atto (un documento di 71 pagine) che di solito prelude a una richiesta di rinvio a giudizio. Rispetto ai 102 capi d’imputazione iniziali, undici sono stati stralciati ma ne sono stati aggiunti altri. La struttura accusatoria appare sostanzialmente confermata.

LA DIRIGENTE

Un sistema considerato illecito che, secondo la ricostruzione della magistratura, ruota attorno alla figura di Federica Anghinolfi, ex direttrice del Servizio sociale dell’Unione, destinataria di oltre 50 dei 108 capi d’imputazione. L’indagata – si legge nelle carte – avrebbe non solo attestato il falso nelle relazioni, ma anche costretto altri assistenti sociali a farlo, approfittando della posizione di “dominanza”. In un caso avrebbe fatto pressioni, in modo da ottenere una relazione che avrebbe portato poi all’allontanamento di una bimba dalla famiglia.

LA SETTA

Anghinolfi lo avrebbe fatto sfruttando anche una falsa indicazione sull’esistenza di una setta satanica di pedofili dai quali dover difendere i bambini e la sua incolumità perché, le era stato detto che «gli appartenenti alla setta pedinavano gli operatori sociali». Inoltre, in concorso con il suo braccio destro Francesco Monopoli, un altro assistente sociale dell’Unione destinatario di una trentina di capi di imputazione, avrebbe modificato lo stato dei fascicoli del servizio sociale per ostacolare le indagini: per questo, i due rispondono di depistaggio.

I GIUDICI

Monopoli viene indicato nelle carte anche come l’autore di almeno tre telefonate a giudici onorari, per convincerli degli abusi subiti da minori o dello stato di benessere dei bambini successivo agli allontanamenti dalle famiglie d’origine. È in questo contesto che, sempre l’assistente sociale, in seguito all’audizione protetta di una minore in sede di incidente probatorio, non lesina pareri su un giudice, considerato «ignobilmente suggestivo» da aver impedito alla bambina di rivelare gli abusi.

LA MUNICIPALE

Fra le carte, per la Anghinolfi spunta anche un’accusa di minacce a pubblico ufficiale, quando durante la lite con un uomo che si era recato nella sede dei Servizi per chiedere informazioni su moglie e figli precedentemente allontanati, ha chiesto l’intervento degli agenti «con toni imperativi e aggressivi, facendo valere il suo ruolo (da lei ritenuto sovraordinato) di dirigente del servizio» e intimando alla polizia della Val d’Enza di mettere in atto un arresto: «Voi siete la mia polizia municipale e io vi ordino di arrestarlo».

DEPISTAGGI

Nel fine indagini inoltre, sono nove le accuse di depistaggio, alcune delle quali in concorso. A cominciare da quello messo in atto sempre da Anghinolfi e Monopoli, accusati di aver sottratto e nascosto i diari su cui gli operatori volta per volta prendevano appunti sugli incontri tra i minori e i genitori. Un’ipotesi di reato contestata anche a Imelda Bonaretti, psicologa del servizio di neuropsichiatria infantile della Ausl di Montecchio, accusata di aver artefatto un disegno di una bambina «con il chiaro ed inequivocabile intento» di attribuire all’immagine connotazioni sessuali e utilizzarlo quale elemento di prova. E poi: Maria Vittoria Masdea, educatrice della Creativ srl, in appalto per conto del Servizio Sociale dell’Unione Val D’Enza, passata nell’arco dell’indagine da persona informata sui fatti a indagata. Escussa dalla pm, secondo l’accusa ha fornito false informazioni per sviare le indagini, negando quanto rilevato su una relazione riguardante un caso di abusi e smentendo indicazioni ricevute da Monopoli e dalla Anghinolfi sul “taglio equivoco” con cui redigere alcune relazioni.

I REGALI

Accusa di depistaggio anche per Marietta Veltri, ex coordinatrice del servizio sociale dell’Unione. Nell’ambito del verbale di perquisizione redatto dal Nucleo Investigativo dei carabinieri di Reggio, che ha portato al ritrovamento di lettere e regali consegnati al Servizio Sociale da parte dei genitori naturali per la successiva consegna ai figli in affido, ha omesso di riferire le mancate consegne.

Un modus operandi da parte degli operatori, esemplificato anche da un messaggio in una chat di gruppo acquisito grazie al sequestro di telefoni agli indagati, dove si parla della mole di materiale ricevuto e mai consegnato.

«Avviso tutti i colleghi – si legge – che i pacchi con i regali per bambini allontanati dalle famiglie continuano ad aumentare sempre più e siccome non vengono consegnati per diversi motivi, anche nella maggior parte dei casi perché è meglio non farli avere ai bambini direi che la regola per il 2019 è quella che per salvare capre e cavoli diciamo ai genitori che il servizio non accetta alcun pacco da consegnare ai propri figli a meno che non lo facciano loro durante gli incontri protetti dove ci sono. Siete d’accordo?».

La gara

Fra gli indagati per depistaggio, anche Daniela Scrittore, referente programmazione politiche e familiari e del Weifare del Comune di Reggio, che nelle vesti di persona informata dei fatti ha negato di aver partecipato nel 2016 sia alla ricerca di mercato dei partecipanti di gara che alla formulazione della valutazione tecnica per un corso di formazione per operatori socio sanitari integrati della Ausl. —

E.Spa.

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