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Fa affari con Grande Aracri arrestato medico di Reggio

Enrico Lorenzo Tidona
Fa affari con Grande Aracri arrestato medico di Reggio

Il cardiologo Alfonso Sestito visita anche in città nel suo studio di via Mantegna Gestisce diversi immobili: è accusato di essere il terminale economico del boss

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REGGIO EMILIA. Ha curato decine di pazienti tra Cutro, Roma e Reggio Emilia, curando al contempo gli affari del boss della ’ndrangheta Nicolino Grande Aracri, del quale sarebbe diventato uno dei terminali economici. Parliamo di Alfonso Sestito (50 anni), cardiologo calabrese con uno studio anche in via Mantegna a Reggio, e con una doppia vita “professionale”. È considerato un «insospettabile che occupa un ruolo di primo piano nella società civile» visto che «si tratta di un primario del Policlinico Gemelli di Roma» che si era messo però «a disposizione» del boss, programmando e gestendo per conto della cosca cospicui investimenti immobiliari. Un identikit criminale tracciato in questi mesi dalla Dda di Catanzaro, che ieri ha portato agli arresti del professionista e di altre due figure sempre di primo piano nel Crotonese. Un trio considerato a disposizione e compartecipe alla cosca Grande Aracri. L’operazione nominata “Thomas” apre ulteriori inquietanti scenari sulla commistione tra criminalità, massoneria, economia e politica.

I tre professionisti sono finiti in manette per presunte ingerenze del clan Grande Aracri nelle attività del Comune di Cutro. Le accuse a vario titolo sono di associazione di tipo mafioso, estorsione, abuso d’ufficio, traffico di influenze illecite, omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale, accesso abusivo a un sistema informatico o telematico, reati tutti aggravati dalle modalità mafiose. Un pedigree criminale complesso e che oltre a Sestito – immediatamente sospeso dalla Fondazione Policlinico Gemelli – vede tra gli arrestati Ottavio Rizzuto, attuale presidente del Cda di Banca di Credito cooperativo del Crotonese e già dirigente, dal 2007 al 2015, dell’Area tecnica del Comune di Cutro, e con loro l’imprenditore Rosario Le Rose.

A Grande Aracri, in questi mesi a processo a Reggio Emilia per gli omicidi di Aemilia 1992, è giunta in carcere a Opera (Milano) la sola informazione di garanzia. La cosca avrebbe messo le mani sul Comune di Cutro, «gestendo di fatto numerosissimi appalti e traendone diretto e cospicuo giovamento economico».

Sestito è coinvolto nel filone degli investimenti “puliti” della locale di Cutro, guidata da Grande Aracri, all’epoca anche detentore della carica di Crimine (equivalente a quella di Capo del vasto territorio denominato nel gergo ’ndranghetistico “Provincia”), che vede indagato di associazione mafiosa Sestito.

Secondo l’accusa ha messo in atto investimenti di natura imprenditoriale sotto la regia del boss «e puntualmente eseguito in stretta collaborazione con il fratello Domenico Grande Aracri», noto avvocato più volte sfiorato dalle inchieste. A confermare l’impianto accusatorio, oltre alle intercettazioni, ci sono anche le dichiarazioni dei pentiti nati nel processo reggiano di Aemilia: Antonio Valerio nel 2017 e Giuseppe Giglio nel 2016. Sestito è accusato di essersi rivolto al boss anche per farsi restituire 150mila euro da Romolo Villirillo, già condannato in Aemilia. —

Enrico Lorenzo Tidona

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