Tiziano Rinaldini: «Vanno rimesse al centro le lotte nate spontaneamente dai lavoratori»
Domani alla Camera del lavoro il seminario su “Conflitto sociale e rappresentanza nel primo dopoguerra (1919-1921)”
IL SEMINARIO
LUCIANO SALSI
Il sindacato sente il bisogno di ripercorrere con lucidità le fasi cruciali della sua storia e di interrogarsi sulle ragioni delle affermazioni e delle sconfitte per riprendere il bandolo di una matassa che appare oggi molto ingarbugliata.
Nasce da questo postulato il seminario sul Biennio rosso, allargato all'intero triennio 1919-1921, che si terrà domani nella sala “Franca Viola” della Camera del Lavoro con il coordinamento di Tiziano Rinaldini. Il sindacalista reggiano è il fratello di Gianni, il predecessore di Maurizio Landini come segretario nazionale della Fiom.
Ora è in pensione, ma continua a collaborare con la Cgil tramite la Fondazione Claudio Sabattini, che ha sede a Bologna e si occupa di ricerca storica. Il seminario si intitola “Conflitto sociale e rappresentanza nel primo dopoguerra (1919-1921)” ed è organizzato dalla Fondazione Claudio Sabattini in collaborazione con la Fondazione Di Vittorio e con la Cgil reggiana.
I lavori saranno aperti alle 10 da Tommaso Cerusici, responsabile dell'Archivio storico della Camera del Lavoro, con una relazione sui primi risultati delle ricerche sui materiali che vi sono conservati. Quindi Romeo Guarnieri, storico di Istoreco, riferirà sui più recenti studi sul periodo in esame, in particolare sulle lotte nelle campagne dell'Emilia-Romagna.
La mattinata si concluderà con la proiezione del film “1919 – 1920 a Torino: il biennio rosso dei consigli di fabbrica raccontato dai suoi protagonisti”, realizzato l’anno scorso dall’Archivio nazionale cinematografico della Resistenza.
Dopo una pausa per il rinfresco alle 14 Ivano Bosco, segretario generale della Camera del Lavoro, introdurrà gli interventi degli storici Luca Baldissara dell'università di Pisa, Mirco Carrattieri di Istoreco, direttore dell'Istituto Parri, Ignazio Masulli dell'università di Bologna, Maria Grazia Meriggi dell'università di Bergamo, Fabrizio Loreto dell'università di Torino e Adolfo Pepe della Fondazione D i Vittorio. La questione nodale che il seminario vuole affrontare è quella del rapporto dei lavoratori con la rappresentanza politica e sindacale.
Secondo i promotori della giornata di studi le relazioni che allora si instaurarono influenzarono la fase successiva. A loro parere il movimento operaio deve risolvere questo problema ancor oggi, in un quadro sociale e politico profondamente trasformato e in una fase storica di piena crisi.
Perciò lo sguardo sul passato deve aiutare la riflessione sul presente e sul futuro. Prima di salire al vertice della Cgil Maurizio Landini aveva fatto clamore con la sua proposta di formare un non meglio precisato “partito dei lavoratori” che non si sentono più rappresentati dalla sinistra. Quell'istanza sembra riemergere dal programma del seminario.
«Nel 1919-21 e per altri versi nel 1968-69 – spiega Tiziano Rinaldini – i lavoratori espressero una conflittualità sociale molto aspra che non trovò una risposta adeguata da parte della rappresentanza sindacale e politica. Nel primo dopoguerra, quando furono occupate anche le Officine Reggiane, gli operai avevano in mente la rivoluzione sovietica scoppiata in Russia. Non credevano, e avevano ragione, che il padronato avrebbe rispettato il contratto di lavoro assai migliorativo che la Cgil aveva ottenuto sulla base della loro lotta. Neppure trovarono nel partito socialista, diviso in correnti, la capacità di svolgere un'azione politica conseguente. Non serve giudicare le vicende dell'epoca con i parametri attuali, criticando l'arrendevolezza dei riformisti, come si faceva negli anni Settanta, o il settarismo dei rivoluzionari, come si tende a fare ora. Entrambe le tendenze negano la comprensione di quel periodo. Si devono rimettere al centro della storia le lotte sviluppate spontaneamente dai lavoratori». —
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