Gazzetta di Reggio

Reggio

boretto 

Dopo le piene, il Po è in secca si temono danni all’agricoltura

A.V.
Dopo le piene, il Po è in secca si temono danni all’agricoltura

Il fiume è passato da 1,76 metri del 24 dicembre ai meno quattro metri di ieri Secondo i tecnici, la magra è tipica del periodo ma dipende da quanto durerà

2 MINUTI DI LETTURA





BORETTO. Durante i primi quindici giorni del mese di gennaio la portata del Po si è ridotta di circa 30-50 metri cubi/secondo di acqua al giorno, nelle principali sezioni idrometriche tra Piacenza e Pontelagoscuro (dai 1,76 metri del 24 dicembre ai -4 metri di ieri).. La presenza dell’anticiclone continua a permanere sulle nostre regioni portando bel tempo e temperature sopra lo zero caratterizzando così la magra invernale apparentemente straordinaria, ma tipica di questo periodo. Il progressivo esaurimento delle portate ha evidenziato l’emersione di vaste parti sabbiose di alveo, tipici dei periodi siccitosi.

Il Po, prima di questa fase, aveva conosciuto due eventi di piena, uno dei quali particolarmente importante. La prima, in novembre, aveva visto il raggiungimento del livello di 7.75 metri all’idrometro di Boretto: un evento che aveva provocato l’allagamento delle golene e l’evacuazione di quelle popolate, tra cui la frazione brescellese di Ghiarole. Il secondo evento di piena risale invece alla fine di dicembre: il picco venne toccato la vigilia di Natale con una quota di 5 metri e 81 centimetri, ma in questa occasione i disagi furono decisamente minori e durarono solo lo spazio di pochi giorni.

Livelli e portate come queste non sono un fatto eccezionale anzi, stanno diventando sempre più frequenti. Già negli anni Ottanta si era avuto un inverno con queste caratteristiche e, più recentemente, anche nel 1999 e nel 2001. È chiaro che il protrarsi di questa situazione potrebbe rivelarsi dannoso per l’agricoltura e per tutto l’ambiente, in particolare se l'inverno appena cominciato dovesse essere povero di precipitazioni piovose o nevose. Anche i bacini montani si stanno man mano abbassando, e di questo passo anche le riserve sono destinate a calare. Al di là dell'aspetto strettamente legato al Po, tutti questi sintomi fanno sempre più capire che il clima sta cambiando.

Per il Po sta diventando ormai consuetudine passare da alti a bassi livelli idrometrici nel giro di poche settimane: risiede anche in questo il fascino del Grande Fiume, del quale si tende a parlare soprattutto per i suoi “eccessi” ma che in realtà rappresenta sempre una grande risorsa per il territorio della Bassa. —

A.V.

© RIPRODUZIONE RISERVATA.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google