Dà del fascista a Salvini, poi si scusa ma l’assessore Villano perde il posto
Le dimissioni dopo una settimana di polemiche. Il sindaco Daviddi le ha accettate: «Per il valore dell’equidistanza»
CASALGRANDE. Il grido «Fascista» rivolto a Matteo Salvini costa il posto all’assessore di Casalgrande, Massimo Villano. Nella mattinata di ieri, Villano ha presentato le dimissioni da assessore alle Relazioni economiche, promozionali e manifestazioni, incarico che ricopriva da giugno, dalla vittoria al ballottaggio di Giuseppe Daviddi contro il sindaco uscente Alberto Vaccari.
Il 9 gennaio scorso Matteo Salvini aveva visitato gran parte del comprensorio ceramico reggiano all’interno del suo intensissimo tour, in vista delle elezioni regionali del 26 gennaio. Una delle prime tappe mattutine era stato il centro di Casalgrande, nel giorno del mercato settimanale. Una visita densa di polemiche.
Il segretario della Lega è stato accolto in municipio dal primo cittadino Daviddi, atto che ha generato il malumore dell’opposizione Pd. All’esterno del municipio, invece, l’arrivo di Salvini era stato accolto da grida. Fra queste, si è sentito chiaramente uno stentoreo «Fascista!», pronunciato dall’assessore. Villano è stato riconosciuto da molti dei presenti; è partita la consueta sarabanda di accuse, polemiche e discussioni tipica di queste giornate pre-elettorali. Nei giorni seguenti Villano si era scusato pubblicamente per quanto fatto e gli esponenti locali della Lega avevano accettato l’atto, chiudendo la questione. Almeno sulla carta. Il gesto di Villano ha, infatti, generato riflessioni all’interno della maggioranza civica che appoggia Daviddi e di cui Villano è stato uno dei grandi promotori, nella primavera scorsa. Dopo una settimana di confronti individuali e riunioni collettive, nella mattinata di ieri Villano ha presentato le dimissioni e il primo cittadino le ha accettate.
«Sin dal primo giorno abbiamo chiarito che, in quanto gruppo apartitico, il principio al quale improntare l’azione amministrativa e la propria posizione pubblica è quello dell’assoluta equidistanza dalle logiche politiche nazionali, mettendo al centro l’interesse della nostra comunità», commenta ora il sindaco. E aggiunge: «Non intendo entrare nel merito dell’accaduto, per il quale l’assessore ha pubblicamente porto le sue scuse, ma piuttosto rimarcare questo principio alla base del nostro pensiero».
Villano ha messo a disposizione il proprio incarico, ma Daviddi avrebbe potuto anche respingere le dimissioni. Le ha invece accettate dopo aver discusso con il gruppo di maggioranza. «Pur essendo una mia prerogativa accettare o meno le dimissioni, come nostro costume, abbiamo deciso di far esprimere il gruppo di maggioranza, che ha deciso collegialmente di accoglierle. Ringrazio Villano per il lavoro svolto con dedizione e competenza e per l'atto di responsabilità compiuto con questo passo, che nel quadro politico attuale gli fa certamente onore».
«Voglio augurarmi – ha concluso il sindaco – che questo apprezzabile gesto non venga strumentalizzato da nessuna parte politica, svilendone il profondo significato». Un augurio finito nel vuoto, perché la giornata di ieri è stata animata da polemiche sui social, “dietrologie” e quant’altro.
Era, d’altronde, inevitabile, considerando il pesante strascico che la visita di Salvini ha lasciato. Già l’accoglienza in municipio aveva acceso il fuoco, ora l’addio di Villano ha alimentato le fiamme su ogni fronte, fra chi parla di “censura” e chi è soddisfatto per la “pena”.
Per ora l’assessore uscente non vuole commentare pubblicamente l’accaduto. Le sue deleghe sono tornate al sindaco, in attesa di una nuova nomina. —
Adriano Arati
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