Gazzetta di Reggio

Reggio

I dualismi del ciclismo raccontati dalle bici della Collezione Cimurri

Rebecca Poluzzi

Inaugurata ieri nella sede del Credem la mostra sul masseur e i suoi campioni Potranno essere ammirate fino al 30 aprile in un’affascinante esposizione

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«Si potrebbe fare un ritratto dell’Emilia parlando delle biciclette; anche se ce ne sono in tutto il mondo, sembra qui la loro sede naturale» scriveva Cesare Zavattini. Un connubio, quello tra la bici e le genti della Pianura Padana secolare, che incontriamo ripetutamente nelle storie dei nostri nonni, assaporiamo quotidianamente girando per il centro storico e celebriamo con orgoglio rivivendo le gesta di grandi campioni. E proprio tutto questo, ma anche molto altro, vuole raccontare la mostra “Giannetto Cimurri: il masseur e le bici dei suoi campioni” inaugurata ieri allo Spazio Credem di Palazzo Spalletti Trivelli, in via Emilia San Pietro.

È la storia prima di un padre e poi di un nonno, che ha fatto della sua passione, lavoro e stile di vita. È la storia di un reggiano innamorato pazzo della bicicletta, diventato massaggiatore della Nazionale Italiana di Ciclismo per 34 anni, che ha vissuto 74 campionati del mondo fra strada, pista e cross, 40 Giri d’Italia, 11 Tour de France e partecipato a otto Olimpiadi.

È la storia di un corridore mancato, che ha saputo farsi gregario di grandi del calibro di Marco Pantani, Fausto Coppi, Gino Bartali, i quali negli anni, gli hanno riconosciuto la stima e l’affetto degna di un grande amico.

Frammenti di storia, istantanee di grandezza, segreti di vita. Queste, caro lettore, quanto emerge da un allestimento composto da 36 biciclette selezionate tra le oltre 130 della collezione di Giannetto Cimurri, maglie rosa e maglie gialle, foto inedite di lavoro, amicizia e sport, manifesti delle più importanti gare ciclistiche mondiali dagli anni Quaranta agli anni Cinquanta e infine, cimeli raccolti in una vera e propria stanza dei ricordi.

Una mostra affascinante e coinvolgente definita romanticamente una lettera d’amore per la bicicletta, per il ciclismo e per i reggiani. Ma anche una mostra avvincente e adrenalinica che oserei paragonare a una tappa del Giro, tra discese e salite, duelli individuali e tracciati diversi, dove è lo spettatore in prima persona a potersi calare nella corsa. La partenza e subito una discesa, si va nel sito archeologico della Reggio romana custodito nel Palazzo Trivelli. Salita, per accedere alla mostra, e l’accoglienza della meravigliosa Bianchi del “Pirata” Marco Pantani con la quale nel 1998 ha vinto il Tour de France.

La gara si infiamma, entrando nel cuore della competizione-mostra. Infatti, all’interno di Spazio Credem l’allestimento è stato curato adottando come concetto portante l’idea di proporre dualismi: biciclette cavalcate da eterni rivali. Sulla sinistra subito il confronto degli anni ’30 tra il “Campionissimo” Girardengo e la “Locomotiva Umana” Guerra; mentre sulla destra un dualismo più recente, risalente agli anni ’80, quello tra Moser, soprannominato “lo Sceriffo” e Saronni. Alle proprie spalle, in tutto il loro splendore la maglia rosa del 1984 e la maglia di Campione del Mondo 1977 di Francesco Moser, la maglia gialla di Gino Bartali vincitore del Tour de France 1948, la maglia gialla di Fausto Coppi vincitore del Tour 1949 e la maglia di campione olimpico inseguimento a squadre a Melbourne 1956 di Franco Gandini.

Proseguendo si incontra la bicicletta Colnago del 1997 di Gianni Bugno, per poi cambiare percorso passando al ciclismo su pista con i pistard Maspes e Messina, e con Renato Longo al ciclocross. Si conclude in bellezza con sfide che hanno fatto la storia. Subito il dualismo tra Merckx il “Cannibale” e Felice Gimondi con la sua Bianchi della vittoria del Giro d’Italia del 1976. A seguire l’ultimo e intramontabile dualismo, quello tra Fausto Coppi e Gino Bartali, entrambi destini con la firma di vincenti.

A conclusione, un altra salita finale fino al piano terra, dove altre biciclette distribuite tra l’ingresso e le casse, insieme alla “Stanza dei ricordi”, attende il visitatore in un traguardo di memoria. —



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