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Massenzatico piange il cantiniere Sandro: «Grande lavoratore generoso con tutti»

Roberto Fontanili
Massenzatico piange il cantiniere Sandro: «Grande lavoratore generoso con tutti»

Lutto per la morte del 52enne Santini nella cantina sociale Daviddi della Cisl: «Il 2020 comincia nel peggiore dei modi»

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«Sandro era un gran lavoratore, una gran brava persone e un ottimo padre di famiglia. L’unica sua passione oltre alla famiglia era la Vespa, in sella alla quale fino a qualche anno fa abbiamo partecipato assieme a diversi raduni. Una passione condivisa con il fratello Gianluca, anche lui appassionato vespista». Vittorio Daviddi, segretario generale della Fai Cisl Emilia Centrale, ricorda così Alessandro Santini, il cantiniere 52enne morto due giorni fa in un tragico infortunio sul lavoro nella cantina sociale di Massenzatico.

Il ricordo di Sandro è soprattutto quello di un amico e di una persona tutta dedita al lavoro e alla famiglia. «Una di quelle persone a cui in paese si poteva andare a chiedere qualsiasi cosa che aveva sempre tempo. Non conosco la dinamica di quanto accaduto e di Sandro ho tanti ricordi che in questo momento non riesco nemmeno a raccontare» dice Daviddi, che si sforza di rispondere alle nostre domande infrangendo quel dolore e quel riserbo che ti prende quando il destino ti strappa una persona cara. «Ci conoscevamo da una vita e abitiamo entrambi da sempre a Massenzatico».

Sandro con la moglie Barbara, le due figlie di 18 e 15 anni e il figlio di 10, abitava vicino al fratello Gianluca e ai due anziani genitori. Prima di essere assunto circa cinque anni fa alla Cantina sociale, per anni aveva fatto il contadino ed era stato socio conferitore della stessa cooperativadi via Beethoven.

In passato allevava mucche da latte, mentre da ultimo assieme al padre si era dedicato solo alle vigne. E ancora oggi, rubando qualche ora al suo impegno quotidiano in cantina, accompagnava il padre negli uffici dell’associazione agricola a cui il padre è iscritto «per sbrigare le pratiche legate al piccolo appezzamento di terra coltivato a vite di cui è proprietario il papà», come ricordano commossi alla Cia di Reggio.

«Famiglia e cantina, ma se c’era da dare una mano Sandro non si faceva pregare», ricorda ancora l’amico, aggiungendo che «era attivo anche nel volontariato e quando c’era da organizzare la festa del paese e gli veniva chiesta una mano era sempre disponibile». «Non era un tipo da social – conclude Daviddi – perché Sandro le relazioni le teneva direttamente con le persone. Sia in paese, sia nei raduni con la Vespa a cui abbiamo partecipato e a cui negli ultimi anni ha dovuto rinunciare per gli impegni di lavoro crescenti. È sempre stato il pilastro della sua famiglia. L’unica, piccola consolazione in tanto dolore, è che la moglie Barbara e i tre figli possono contare sull’affetto, l’aiuto e la vicinanza di Gianluca, il fratello di Sandro che abita a pochi passi».

Vittorio Daviddi dopo aver ricordato l’amico, non può che indossare i panni del sindacalista. E lo fa per sottolineare – assieme al segretario Cisl Domenico Chiatto – che «avremmo immaginato un 2020 senza l’incubo di incidenti sul lavoro, invece siamo qui a lanciare nuovi appelli in tema di sicurezza del lavoro e della formazione proprio per la scomparsa di Sandro. Non si può morire, così – concludono i sindacalisti – con una famiglia a carico, quando alla sera si dovrebbe solamente rientrare a casa».

«È da qualche anno che non veniva più ai nostri raduni – rammenta Gabriele Cagni, presidente del Vespa Club di Montecchio Emilia – ma lo ricordo quando partecipava assieme al gruppo degli appassionati di Massenzatico e poi ogni tanto passava in sede per fare due chiacchiere. Era sempre insieme al fratello Gianluca, che continua a essere dei nostri, e all’amico Vittorio Daviddi». —



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