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la relazione semestrale 

«Non solo i colletti bianchi le mafie pronte alla violenza»

«Non solo i colletti bianchi le mafie pronte alla violenza»

La Dia sul radicamento della criminalità organizzata a Reggio e in Emilia Oltre alla ’ndrangheta e ai suoi affari, presenti gruppi cinesi, nigeriani e albanesi

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REGGIO EMILIA. «L’assenza di episodi particolarmente eclatanti o sanguinosi non deve indurre a ritenere che le organizzazioni criminali abbiano rinunciato all’uso della violenza o che addirittura la mafia dei “colletti bianchi” abbia sostituito quella classica: siamo in presenza di organizzazioni camaleontiche, formate anche da gruppi misti di calabresi e campani, capaci di cambiare pelle in relazione all’ambiente. La violenza resta un’opzione sempre attivabile, soprattutto a scopo intimidatorio». È quanto emerge nella relazione semestrale stilata dalla Dia, Direzione investigativa antimafia, presentata ieri in Parlamento, in riferimento al radicamento mafioso in Emilia e nella nostra provincia.

LE ORGANIZZAZIONI

’Ndrangheta, Cosa Nostra, Camorra, mafia pugliese. Ma anche criminalità organizzata nigeriana, albanese, cinese, in un territorio che – si legge – «continua ad attrarre le mire delle mafie anche in ragione della crescita economica della regione per il quinto anno consecutivo». È proprio sui movimenti economici che ha trovato maggior radicamento la ’ndrangheta, l’organizzazione più infiltrata, attraverso il ricorso a «fatture false che, senza generare tensioni o allarme sociale, e grazie alla complicità di professionisti e imprenditori, consente alla criminalità organizzata di inquinare il tessuto produttivo, creando un grosso danno all’erario».

Nel documento si cita il Comune di Brescello, sciolto per mafia nel 2016, sottolineando l’importanza di strumenti di prevenzione come le interdittive antimafia e le “white list”.

NON SOLO AEMILIA

Per quanto riguarda le cosche calabresi, si parla diffusamente del clan Grande Aracri, al centro non solo di Aemilia, ma nota sin dall’operazione “Affare Oppido”, quando su una sentenza falsificata che attestava un inesistente diritto risarcitorio, «il ministero delle Infrastrutture aveva accreditato, nel 2010, oltre due milioni su un conto corrente acceso, presso un istituto bancario di Reggio, da una società edile riconducibile alla famiglia Oppido, collegata alla cosca».

Nei confronti dei principali appartenenti alla cosca, lo scorso 26 giugno, «la Dia ha eseguito un decreto di sequestro preventivo per equivalente di beni, riguardante società, immobili e conti correnti del valore di circa 2,3 milioni, in parte occultati in Costa d’Avorio e in Inghilterra». È uno dei numerosi sequestri citati nella relazione, lungo un asse che dalla Calabria conduce spesso a Reggio Emilia, fino a raggiungere rotte internazionali.

ATTIVITà

Spaccio, estorsioni, maxi-frodi e infiltrazione negli appalti. Sono le principali attività del clan, anche a livello internazionale. Fra le altre operazioni indicate dalla Dia, inoltre, la “Camaleonte” (13 arresti fra Emilia e Veneto, di cui sette a Reggio, legati ai Grande Aracri, con sequestri per 8 milioni di euro) e la “Grimilde” conclusa a giugno 2019 dalla polizia di Stato. Sempre a giugno risale l’arresto da parte dei carabinieri del latitante albanese coinvolto in “Aemilia”, inserito nell’elenco dell’Interpool. Oltre alla ’ndrangheta, accertata a Reggio anche la presenza casalese, «finalizzata ad agevolare le infiltrazioni finanziarie nel mercato immobiliare e nelle gestioni d’impresa».

GLI STRANIERI

Per quanto riguarda le mafie straniere, «una sempre più marcata presenza di soggetti riconducibili alla criminalità nigeriana, dediti al narcotraffico internazionale e al favoreggiamento all’immigrazione clandestina». E la criminalità albanese, al centro dell’operazione “Nuevo Sol” che ha fatto luce su un traffico di cocaina proveniente dal Perù attraverso la Spagna. Nella nostra provincia si evidenzia anche la presenza della criminalità di matrice cinese, dedita a contraffazione, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina o sfruttamento della prostituzione e della manodopera clandestina. E ancora: «Una rilevante attività di contrasto al traffico di stupefacenti è quella condotta nell’ambito dell’operazione “Lot Bis”. L’indagine ha portato all’arresto, tra Bologna e Reggio Emilia, di 22 pakistani, ritenuti dediti all’importazione e allo spaccio di eroina fatta giungere sul territorio nazionale attraverso “corrieri ovulatori”, provenienti dal Pakistan». Nell’operazione sono stati sequestrati beni per 450 mila euro. —

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