«Quella piazza è nostra A Bibbiano per difendere la dignità di un paese»
Il portavoce delle Sardine, Santori: «Ci ha chiamato la gente della Val d’Enza» Sulla prenotazione dello spazio per il 23 gennaio: «I leghisti sono stati dei polli»
l’intervista
stefano scansani
C’è stata molta Bibbiano nella conferenza stampa che le Sardine ieri hanno convocato a Bologna per lanciare la manifestazione di domenica nel capoluogo regionale. Ma anche parecchia critica contro lo “squadrismo digitale” e una proposta per smascherare la propaganda esibita come notizia.
Il portavoce Mattia Santori ha attaccato la candidata leghista Lucia Borgonzoni giudicando la sua campagna sui social “costosa e priva di idee” (il profilo Facebook della candidata del centrodestra è costato 26.000 euro in post sponsorizzati. L’analisi dei post della Borgonzoni vede 14 interventi del “buongiorno-buonanotte”, 11 attacchi a Bonaccini e al Pd, 7 post dedicati a Bibbiano, 3 attacchi alle stesse Sardine e uno solo dedicato al programma vero e proprio («le case popolari prima agli italiani»).
Per le Sardine è un intero mondo e modo di comunicare che richiede una «alternativa». Il portavoce: «A quelli che chiedono a noi un programma dico: ma dov’è il programma di un partito populista? Eppure noi Sardine abbiamo gli stessi follower di chi gioca sporco»).Mattia Santori ci ha concesso questa intervista.
Ci spieghi: in conferenza stampa ha dato del pollo a Salvini perché le Sardine avrebbero prenotato per prime la piazza di Bibbiano per il 23 gennaio... Lui no.
«Sì, è successo questo: i leghisti hanno dichiarato che avrebbero chiuso la campagna elettorale a Bibbiano, ma ancora non avevano fermato la piazza e quindi noi - che siamo l’anticorpo di quello sciacallaggio mediatico di cui i leghisti sono protagonisti - abbiamo deciso proprio di prenotare quella piazza per portare un’alternativa».
Ma il deputato leghista Vinci ha dichiarato che voi dovreste trasferirvi in un altro Comune, a Cavriago, e manifestare in piazza Lenin...
«Abbiamo un foglio della Questura che lo certifica, carta canta, quella piazza di Bibbiano è nostra».
Tuttavia le Sardine sarebbero disposte a rinunciare al presidio se anche il Carroccio farà lo stesso.
«Avevamo detto “evitiamo la trappola di Bibbiano”, ma sono stati i cittadini della Val d’Enza a chiamarci e a chiederci di fare qualcosa. Devono essere i leghisti a rinunciare, perché noi andiamo a difendere la dignità di un paese composto da gente vera. E chi ha sbagliato se la vedrà con la magistratura e non con una pagina Facebook».
Il vostro pensiero sul caso politico Bibbiano?
«Non è un caso politico, nel senso che è un caso di cui si deve occupare la magistratura e che non è direttamente correlato al futuro dell’Emilia-Romagna.
Cioè, non si può, soprattutto nel modo in cui è stato fatto, condire un caso di cronaca con una responsabilità di politica di un partito, di una coalizione o di un candidato a governare per altri cinque anni.
Anzi, il vero caso politico è quello di Ferrara, in cui la Lega appena andata al potere ha fatto quello che ha fatto promettendo posti di lavoro in cambio di silenzio. Quello sì è un caso politico perché riguarda una giunta e un modo di fare politica».
È d’accordo che il finale di campagna elettorale si giochi a Bibbiano?
«No. Io non sono un analista e quindi non so quanti voti sposterà. Però di sicuro questo la dice lunga sulla qualità di questa campagna elettorale. In conferenza stampa abbiamo provato il fatto che su 36 post sponsorizzati da Lucia Borgonzoni, solo uno riguardava un programma di governo, quello che rivendica che le case popolari devo andare agli italiani.
In quei post della Borgonzoni di lungimirante per questa Regione non c’è nulla: non si parla di ambiente, di istruzione, di sanità, di diritti, non si parla di niente. Questo quadro fornisce la spiegazione di cosa stiamo vivendo in Italia a livello politico».
Non è che voi Sardine avete sostituito il movimentismo del Pd, quel movimentismo che il Pd ha esaurito o si è scordato?
«Beh, a parte che a sinistra non c’è solo il Pd e poi noi più che una forza di sinistra siamo una forza di consenso in qualche modo, ripresentiamo una certa dignità della politica a partire dalle comunità di cui si parla ed al rispetto della persona.
Se poi qualcuno vuole dire che siamo di sinistra perché gli fa comodo a livello elettorale, sono problemi suoi, però non è un caso che abbiamo grandi endorsment anche da parte della destra moderata o di elettori indecisi, da gente che fino a qualche secondo fa apparteneva al movimento dell’antipolitica».
Ritenete di rappresentare il maggior cruccio di Salvini e della Borgonzoni?
«Beh, sicuramente gli abbiamo rotto le uova nel paniere, nel momento in cui c’era grande timore, si andava verso una stra-vittoria della Lega in Emilia-Romagna, noi abbiamo un po’ arginato e risvegliato le coscienze e chiesto alle persone di prendere una posizione che andasse al di là dello slogan populista, questo sicuramente».
Prodi in una recente intervista al nostro giornale ha detto che gli sarebbe piaciuto essere stato il creatore delle Sardine, ma che non lo è. Sicuro?
«Molto sicuro». —
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