Gazzetta di Reggio

Reggio

Undici pietre per non dimenticare l’orrore

Adriano Arati

I nuovi “inciampi” verranno collocati a partire da oggi fra Villa Minozzo, Novellara e Reggio attraverso una serie di cerimonie

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Undici nuove storie da raccontare, undici storie da ricordare. Undici storie in cui sbattere contro, inciampando mentre si cammina. Oggi a Villa Minozzo prende il via il giro di posa delle nuove pietre d’inciampo dedicate alle vittime del nazismo, in un percorso che mercoledì farà tappa a Novellara prima di concludersi a Reggio con tre momenti fissati per il 25, il 27 e il 29 gennaio. Le pietre d’inciampo sono un monumento collettivo ideato negli anni ’90 dall’artista tedesco Gunter Demnig, piccoli cubi d’ottone sistemati in rialzo dal terreno.

Chi le colpirà col piede si fermerà a guardare cosa c’era a terra, e troverà incisi nomi, luoghi, date di nascita e di morte: l’idea di Demnig è quella di sistemare le pietre nell’ultimo luogo in cui la persona omaggiata ha vissuto libera, prima della morte o della prigionia. Reggio Emilia è stato uno dei primissimi luoghi in Emilia-Romagna a posare delle pietre, grazie ad un progetto avviato dall’istituto storico provinciale Istoreco nel 2015 all’interno del Viaggio della Memoria.

Ogni sistemazione del monumento, infatti, viene preceduta da una ricerca sulla donna o sull’uomo in questione a cui partecipano le classi che poi prenderanno parte al Viaggio. Con loro parenti, testimoni, storici ed enti pubblici. Dal 2015 al 2019 sono state effettuate cinquantanove installazioni, nel 2020 si arriva a quota settanta con il coinvolgimento di due nuovi territori, Villa Minozzo e Novellara. Si parte oggi con quattro monumenti nel villaminozzese, fra Carniana e Minozzo, mercoledì arriveranno altre quattro tappe a Novellara prima del ritorno in città, per le ultime tre dediche divise fra Coviolo, via Bianchi e via Emilia Ospizio. Come da tradizione, le pose si svolgono nel periodo vicino al 27 gennaio, la giornata della memoria, il giorno internazionale scelto per ricordare le vittime della Shoah e della persecuzione nazista.

La data scelta è quella in cui, nel 1945, i carri armati sovietici dell’Armata Rossa entrarono nell’ormai semi-abbandonato complesso di Auschwitz-Birkenau, in Polonia, il principale luogo di eliminazione del sistema di morte pianificato dal regime hitleriano. A Birkenau morirono anche diversi ebrei reggiani, catturati dalla polizia fascista nel 1944, mandati al campo di smistamento di Fossoli e da lì trasportati sino al centro di sterminio.

Le pietre raccontano quelle vicende ma anche altre storie molto diverse fra loro, da chi si è opposto al fascismo e al nazismo per convinzioni politiche ai soldati di leva che hanno deciso di non aderire alla Repubblica sociale mussoliniana. Da chi è finito in una camera a gas a chi è morto in latitanza per l’assenza di medicinali o chi, perso ogni riferimento e ogni parente, si è spento dopo lunghi anni di alienazione. Tutto il cammino che porta alle pose serve per dare nuova luce a persone di cui oggi, a parte nelle famiglie, non si conserva ricordo.

Il coinvolgimento delle classi del Viaggio della Memoria – che nel 2020 condurrà a Berlino e ai campi di Sachsenhausen e di Ravensbruck – è pensato proprio per allargare la conoscenza collettiva. Nel 2020 hanno lavorato le classi dell’istituto Zanelli, del liceo Ariosto, del Canossa, del Cattaneo-Dall’Aglio e del Mandela di Castelnovo Monti e dell’istituto Lelio Orsi di Novellara, assieme ai tre Comuni. —



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