Le pecore hanno la brucellosi e il pastore finisce alla sbarra
BRESCELLO. Ancora guai per Salvatore Tarantola, il pastore di Brescello che nel 2016 si era visto sequestrare il gregge di pecore, sulle quali è stata riscontrata poi la brucellosi. Una malattia che colpisce uomini e animali, scoperta con il sequestro di un gregge di pecore a Brescello, e che allora aveva destato scalpore. Il sostituto procuratore Piera Giannusa ha contestato poi a Tarantola il reato di diffusione di malattie infettiva degli animali e dell’uomo, visto che avrebbe introdotto nuovi esemplari di ovini in un allevamento ovocaprino posto sotto sequestro amministrativo dall’autorità sanitaria nel giugno del 2016. Tarantola non aveva rispettato quindi l’ordinanza del Comune di Brescello. Il pastore di origine siciliana è stato rinviato a giudizio e ieri l’avvocato difensore Noris Bucchi ha chiesto e ottenuto il rito abbreviato, con rinvio della discussione alla prossima udienza. Un faro si era acceso su Tarantola nel 2016, quando i Comuni di Guastalla e Brescello erano stati teatro di un blitz articolato che aveva visto al lavoro la polizia municipale, uomini del corpo forestale di Gualtieri e i vigili del fuoco. Da lì si era parlato di 150 pecore che potevano rischiare l’abbattimento. Già allora si era parlato di alcuni esemplari che potevano aver contratto la brucellosi, ovvero, una malattia dell’ovino trasmissibile all’uomo attraverso il consumo di latte contaminato. Tra i greggi posti sotto sequestro esisteva infatti il rischio di morìa degli animali, fatto che aveva portato al sequestro. —
E.L.T.
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