Ridotti a schiavi dal fascismo li ricordano 4 pietre d’inciampo
Collocate ieri a Carniana, La Rocca e Minozzo alla presenza di studenti e autorità Dedicate a Domenico, Gino, Agostino e Guido, morti nel campo di lavoro di Kahla
Quattro pietre per quattro villaminozzesi morti a migliaia di chilometri dalla loro montagna. Ieri mattina fra Carniana e Minozzo sono state posate le pietre d’inciampo dedicate a Domenico Borghi, Gino Donadelli, Agostino Pigoni e Guido Tacchini, catturati dai nazisti nel 1944, nel momento più cruento della guerra, e deportati in Germania dove hanno perso la vita a Kahla, in un campo di lavoro dove vennero portati centinaia di abitanti dell’Appennino, usati come schiavi nelle fabbriche militari della zona.
Le pietre d’inciampo sono piccoli monumenti collettivi ideati dall’artista tedesco Gunter Demnig, pensati come omaggio alle vittime del nazismo nell’ultimo luogo dove hanno vissuto libere. Si parla di cubetti di ottone con incisi nome della donna o dell’uomo, e le date di nascita e morte; vengono sistemati con un piccolo rialzo dal terreno, così che vi si possa inciampare.
Chi si abbasserà, per capire quale sia l’ostacolo, potrà trovarsi di fronte a una storia conosciuta. Dal 2015 l’istituto storico Istoreco cura la posa delle pietre a Reggio, una delle prime province italiane ad aderire al percorso che conta 75mila monumenti in tutta Europa.
Nel 2020 arriveranno altre undici pietre, portando a quota settanta quelle presenti nel territorio reggiano. Le prime quattro da ieri si trovano nel cuore di piccoli borghi come Carniana e La Rocca e a Minozzo, a poche decine di metri dall’antica Rocca.
Borghi e Donadeli di Carniana, Pigoni de La Rocca e Tacchini di Minozzo hanno condiviso lo stesso destino, dopo aver combattuto fascisti e nazisti nella loro terra. A Kahla, nella fabbrica “alimentata” a schiavi, hanno patito la fame, il freddo, l’assenza di medicine, trovandosi nelle stesse baracche e negli stessi ospedali prima della fine, spremuti sino all’ultimo secondo da un regime che li vedeva solo come oggetti.
Le loro vicende sono state ricostruite dagli studenti delle scuole superiori di Castelnovo e Reggio, sul posto si sono poi uniti i simpatici contributi delle scuole elementari di Minozzo, con pensieri e cartelloni ispirati alla storia e alla Costituzione.
I vari interventi, coordinati da Matthias Durchfeld di Istoreco, si sono conclusi con i ricordi diretti dei familiari dei quattro. Come in tanti casi simili, vi sono parenti che portano proprio il nome di chi è morto lontano, in maniera così tragica.
Un modo per tramandare la memoria di uomini e donne di cui non possiamo vedere il nome nei cimiteri locali, come ha ricordato il sindaco Elio Ivo Sassi. Ora anche loro sono presenti concretamente sul territorio.
Alla Rocca, Chiara Teresa Pigoni, pronipote di Agostino, ha letto una poesia dedicata ai partigiani; anche il suo bisnonno aveva combattuto nella Resistenza, prima della cattura, e lei l’ha voluto omaggiare così.
Alle varie tappe hanno preso parte, oltre a Sassi, il sindaco di Castelnovo Monti Enrico Bini, il vicesindaco di Toano Romano Albertini, la 94enne partigiana Giacomina Castagnetti e Renato Montelli, presidente della Croce Verde locale. Proprio la Croce Verde, al termine delle pose, ha ospitato studenti e partecipanti alla sede degli usi civici di Minozzo per un rinfresco con cibo e the caldo, apprezzato dopo una mattinata gelida in giro fra campi e vento. —
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