Cent’anni fa la posta veniva trasportata in aereo da Ruggero Franzoni
A Montecchio c’è la sua tomba. Su una rivista locale la storia dell’aviatore che all’inizio del Novecento coronò il sogno di volare e lavorare per le Poste
QUATTRO CASTELLA. Agli inizi del 1900 un aviatore reggiano trasportava la posta con il suo aereo. A raccontare la sua storia è lo storico montecchiese Franco Boni sul numero 22 del Montècc, la rivista dell’associazione culturale La Vecchia Montecchio. Il vicepresidente dell’associazione, che coordina il comitato di redazione della rivista, narra le gesta di un pioniere aviatore che ora giace al cimitero di Montecchio, con tanto di foto in divisa da pilota. «Si chiamava Ruggero Franzoni – racconta Boni – e la sua foto che lo mostra in divisa d’ordinanza mi ha sempre incuriosito. Ho deciso di fare ricerche e ho scoperto che era nato a Quattro Castella nel 1874. Figlio di Giuseppe Franzoni e di Anna Fontanili, fin dai primi anni del nuovo secolo era stato attratto dal volo».
Riuscì a realizzare il sogno di pilotare un aereo?
«Sì. Frequentò i primi corsi da conduttore aereo alla Scuola d’aviazione Caproni di Somma Lombardo, all’omonima fabbrica. Erano ancora rudimentali apparecchi in legno e tela. Conseguì brillantemente, tra i primi in Italia, il brevetto di pilota aviatore nell’estate del 1911».
Fu particolare la prova d’esame, vero?
«In effetti, Franzoni dovette effettuare un volo notturno, che riuscì ottimamente. Ma l’impresa che lo portò alle cronache nazionali fu il volo compiuto nel 1917: Luigi Fera, ministro delle Poste e Telegrafi, aveva deciso di sviluppare la posta aerea nazionale presentando un progetto che prevedeva questo tipo di prove di volo con trasporto di corrispondenza. Il primo di questi si svolse il 22 e il 27 maggio 1917 con il volo sperimentale Torino-Roma e ritorno. Nel secondo, entra in scena Ruggero Franzoni. Nel giugno 1917 la direzione delle Poste organizza la prova privata di trasporto aereo della posta, consistente in un sacco con 61 chili di corrispondenza e 200 copie dell’edizione speciale de “Il Mattino”. Franzoni partì da Napoli per Palermo e ritorno, cioè il tragitto abitualmente percorso in una notte da un piroscafo postale».
L’impresa riuscì?
«Sì, sull’idrovolante Fba type A Franzoni decollò con a bordo il motorista Francesco Motoruzzi dalla spiaggia Granili di Napoli alle 6.25 del 28 giugno. Alle 9.25 l’idrovolante ammarò di fronte al porticciolo di Sant’Erasmo a Palermo, salutato da una folla di oltre 10.000 persone. Aveva viaggiato a una media di circa 100 chilometri l’ora. Iil ministero delle Poste predispose l’emissione di un francobollo speciale con tanto di timbro dedicato all’evento. E protagonista era proprio Franzoni. La storia di quell’evento è raccontata anche da La Stampa del 1 giugno 1917».
Come proseguì la carriera di Franzoni?
«Non ci sono dati certi. Sembra abbia continuato, da civile, a pilotare aeroplani. Trasferitosi poi a San Polo d’Enza, ha svolto la professione di mediatore; non si è mai sposato. È morto nel 1937 mentre si trovava ricoverato nell’ospedale “Franchini” di Montecchio, e forse questo è il motivo per cui le sue spoglie sono qui». —
Alessandro Zelioli
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