«Decisivi gli invasi sull’Enza ma la vecchia diga è superata»
Manfredini (lista Bonaccini): «No ai toni urlati. Meraviglia che, anche a sinistra, qualche voce sparsa tenti addirittura di rilanciare le promesse»
VETTO. «Gli invasi sull’Enza possono essere una misura decisiva contro la siccità, ma i toni urlati della campagna elettorale non sono un aiuto, anzi». Matteo Manfredini, carpinetano candidato nella lista Bonaccini Presidente, interviene su uno dei temi più caldi del dibattito pre-voto in Appennino, la tanto discussa ipotesi della creazione di una diga a Vetto, lungo il corso dell’Enza.
Un tema pluridecennale in cui si sono alternate proposte, polemiche, varianti di progetto con dighe e invasi di diverse dimensioni. Per Manfredini, la canalizzazione dell’acqua dell’Enza può essere utile, in primo luogo per l’agricoltura, a patto che si valuti un’opera adeguata. «Come abitante della montagna e come candidato sono favorevole alla necessità di iniziare al più presto la costruzione di uno o più invasi. Una misura decisiva per combattere la siccità che affligge tanti agricoltori della Val d’Enza e tenere sotto controllo il corso d’acqua in situazioni climatiche sempre più estreme, afferma. Ma – avverte – dubito seriamente che, rispetto a un tema così delicato, siano di aiuto i toni urlati di questi ultimi giorni di campagna elettorale. L’opera va infatti concepita con criteri ben precisi, in accordo con gli amministratori locali e soprattutto con il coinvolgimento di geologi e ingegneri». Il candidato se la prende con gli ultimi interventi della Lega e dei candidati pro-Borgonzoni sul tema. «La retorica utilizzata dalla destra, che recupera dal fondo dei cassetti un progetto vecchio ormai di trent’anni (oggi considerato dagli addetti ai lavoro superato e antistorico), è figlia soprattutto di faciloneria e pigrizia. La retorica delle “grandi opere” funzionava già poco ai tempi di Berlusconi. Ed è una mitologia che può solo continuare a fare danni».
Per Manfredini, c’è «invece bisogno, da subito, di una politica seria di conservazione e regolamentazione dei fiumi e torrenti attraverso sbarramenti che raccolgano le acque in modo lungimirante e efficiente». Le stoccate non finiscono qui, perché la “vecchia” diga porterebbe problemi di traffico: «Agli aspiranti eletti dello schieramento di destra, verrebbero da chiedere un po’ di cose. Per dirne una: sarebbe proprio curioso sapere dove pensano di far passare, ogni giorno, quelle centinaia di camion che renderebbero un inferno la vita dei paesi e delle persone. La Val d’Enza trasformata in un’angusta camionabile, soffocata dall’inquinamento e dallo smog». Perciò, avverte: «Siamo alle solite. La questione degli invasi va affrontata con serietà e competenza. Gli slogan che promettono prezzo basso chiavi in mano ricordano le chiacchiere fatte al bar tra una mano di briscola e l’altra». E, aggiunge: «Meraviglia semmai che, anche a sinistra, qualche sparsa voce si faccia trascinare nella trappola e tenti addirittura di rilanciare le promesse. Mentre resterebbe interessante anche capire in che rapporto stanno i negazionisti (leghisti) del cambiamento climatico con questa nuova millantata sensibilità nei confronti della siccità della Val d’Enza». —
Adr.Ar.
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