Parla una famiglia affidataria «Messo in crisi tutto il sistema»
Alla riunione con le sardine al Metropolis ha parlato e ha ricevuto lunghi applausi una maestra che con il marito è affidataria di un bambino
REGGIO EMILIA. «Siamo una famiglia affidataria». È bastato questa breve frase detta da Elisabetta, addossata al muro e mescolata, quasi per farsi coraggio, ai 400 cittadini che lunedì hanno affollato il teatro Metropolis di Bibbiano, perché la platea si alzasse in piedi in un lungo e corale applauso.
Un applauso liberatorio, di sincera solidarietà a chi ha fatto una scelta non facile e al servizio dei più deboli. L’inchiesta “Angeli e Demoni”, e soprattutto le strumentalizzazioni politiche, non ancora terminate, hanno finito per diventare una clava e un’arma da utilizzare fino all’ultimo giorno di campagna elettorale.
Per mesi, affermare in pubblico di essere una famiglia affidataria richiedeva quel coraggio che lunedì sera Elisabetta ha mostrato di avere. Forse anche grazie all’accoglienza che gli ha riservato la platea, la donna ha preso la forza e il coraggio di raccontare la sua storia e il disagio e le difficoltà vissute in questi mesi per essere, assieme al marito Giorgio, la famiglia affidataria di un bambino di 11 anni. «Siamo residenti a Bibbiano e siamo seguiti dai servizi sociali di Reggio e questo ci ha sicuramente aiutato», ha spiegato parlando della paura che il proprio bambino potesse ascoltare le parole dette in televisione sulla vicenda.
Per come è stata narrata, «è stato fatto un grave danno a tutti i bambini». Poi, con voce sempre più ferma, ha raccontato di come tante famiglie affidatarie abbiano vissuto questa difficile situazione, che ha creato una demonizzazione del sistema dell’affido e di come il clamore della vicenda e le speculazioni politiche che ne sono originate «abbiano profondamente inciso sulla decisione di tante famiglie di non scegliere più l’affido».
Facendo poi riferimento alla situazione attuale dei servizi sociali, ha esclamato: «Adesso è il deserto. Io sono un insegnante e questo è il fallimento più grande, perché è stato messo in crisi un sistema che aiutava i bambini». Poi si è rivolta direttamente alla platea per dire che «Bibbiano, come i suoi servizi sociali, devono essere accoglienti. È giusto che chi ha sbagliato paghi, ma è fondamentale salvaguardare i bambini che non sono di proprietà di nessuno ma di tutti e che non possono essere utilizzati per raccogliere voti».
Ancora applausi per Elisabetta quando ha infine voluto ringraziare anche il marito Sergio per il suo aiuto e quando ha finito il suo intervento, prendendo in contropiede gli stessi organizzatori e le sardine, chiedendo di poter leggere dal palco la lettera pubblica «che per me è una poesia – ha chiosato – che Luciana Littizzetto, anch’essa mamma affidataria, ha scritto a suo figlio “rinato”». —
R. F.
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