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Ebreo, suicida per proteggere la famiglia dalle persecuzioni

Adr.Ar.

La storia di Segrè e dei soldati Baccarani, Busana e Ghiacci che dissero no a Salò Quattro le pietre di inciampo installate ieri a eterna memoria del loro sacrificio

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NOVELLARA. Storie diverse, unite dalla stessa violenta e tragica fine e dalla voglia di ricordare. Ieri mattina nel territorio di Novellara sono state posate quattro pietre d’inciampo dedicate a quattro abitanti che fra il 1939 e il 1945 persero la vita a causa del nazismo e del fascismo.

Anche Novellara fa ora parte del circuito europeo di questi piccoli monumenti collettivi, presenti in settantacinquemila punti del continente, sistemate nei luoghi dove donne e uomini vissero liberi prima della cattura o della morte. Chi inciampa, e guarda l’ostacolo, troverà, nomi, date, luoghi, accenni di biografie da cui partire.

L’istituto storico reggiano Istoreco ha curato dal 2015 a oggi la posa di settanta pietre. Nel 2020, dopo l’avvio a Villa Minozzo, sono arrivati quattro monumenti a Novellara. Le loro storie coinvolgono tre soldati che dissero no ai nazisti: Giacomo Baccarani, Vittorio Busana e Guido Ghiacci e Carlo Segrè, ebreo perseguitato solo per le proprie origini che decise di suicidarsi per cercare di tutelare la proprie famiglie.

Il loro cammino di vita è stato ricostruito dai ricercatori di Istoreco assieme all’amministrazione comunale e alle scuole medie “Lelio Orsi”, coinvolgendo i parenti e gli abitanti di Novellara, San Bernardino e della campagna circostante.

Baccarani, Busana e Ghiacci erano tre Imi, tre soldati italiani che – dopo l’armistizio – vennero fatti prigionieri dai nazisti e mandati in Germania, usati come schiavi nelle fabbrica. Una scelta l’avevano, quella di aderire alla Repubblica sociale mussoliniana e continuare a combattere al fianco di Hitler. Dissero di no, e pagarono con la vita.

Quella di Carlo Segrè è una storia nota, ricordata a Novellara da un fondo. Ebreo, sposato con una donna non ebrea, dopo il 1938 e le leggi razziali si ritrovò escluso dalla vita pubblica, vessato. Nel 1939, a 73 anni, decise di suicidarsi, avvelenandosi. Una scelta ponderata, fatta per difendere la famiglia. La moglie e i figli, senza più la “presenza ebraica” al fianco, non vennero più perseguitati con l’asprezza precedente.

Gli omaggi sono stati formalizzati, con la sistemazione delle pietre e il fissaggio con il cemento, nella mattinata di ieri, segnata da sole pallido e da un freddo pressante. Al tour hanno preso parte dei ricercatori di Istoreco, del sindaco Elena Carletti, dei delegati Anpi e degli Alpini, dei parenti delle quattro persone ricordate e di tante classi della scuola media Orsi, impegnati nelle ricerche. Da San Bernardino, dove viveva Baccarani, si è passati alla Viazza San Michele per Vittorio Busana e alla Viazzola al Borgazzo per Guido Ghiacci. L’ultima tappa, in centro, in piazza Mazzini 8, davanti alla casa dove Carlo Segrè si tolse la vita. —

Adr.Ar.

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