Gazzetta di Reggio

Reggio

san martino in rio, il processo 

Estorsione, denuncia 2 parenti ma non viene creduto in aula

Tiziano Soresina

Assolti l’ex cognato e il cugino accusati dallo sposo: «Volevano 10mila euro» Vicenda chiusa dopo 5 anni, è pure naufragato il matrimonio da cui tutto è partito

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Davvero uno strano matrimonio indiano che non solo è ora naufragato, ma ha pure portato sotto processo il fratello e il cugino dell’ormai ex sposa, perchè accusati di tentata estorsione nei confronti dell’uomo da cui poi la donna ha divorziato.

Le nozze vennero celebrate in India nell’agosto 2014: lei (al tempo 24enne) da tempo viveva a San Martino in Rio ed è cittadina italiana, lui ha tre anni in più della moglie. Al matrimonio partecipano circa duecento persone, insomma una cerimonia costosa. Poi il trasferimento in Italia della coppia. Ma quando lo sposo giunge nella Bassa la moglie non c’è, per lavoro si è temporaneamente trasferita in Inghilterra. Solo nel marzo 2015 la donna rientra a San Martino in Rio e si reca in questura per far ottenere al marito il permesso di soggiorno come familiare. Abitano insieme nella casa del fratello di lei. Ma secondo quanto poi denunciato dall’uomo, cominciano i problemi: il cognato 40enne l’avrebbe minacciato («Mi devi dare 10mila euro se non ti uccido») chiedendogli quei soldi per mettere a posto i documenti necessari per rimanere in territorio italiano, come anche il cugino («Veniamo in tanti per tagliarti la gola, bastardo figlio di puttana») che si sarebbe mosso telefonicamente. Pressioni che sarebbero avvenute quando la moglie era nuovamente tornata in Gran Bretagna. Un racconto, finito in una denuncia e confermato dalla sorella del presunto minacciato che l’aveva accolto a Luzzara dove vive, perché il fratello era stato cacciato fuori di casa dal cognato. Una ricostruzione che l’ex marito e la sorella hanno cercato di confermare ieri in aula – in tribunale a Reggio Emilia – dando però l’impressione di non essere convincenti, anche perché, nonostante l’aiuto di un interprete, stentano a dare risposte esaurienti. L’uomo – ora 32enne – arriva anche a dire che dopo il matrimonio era venuto controvoglia in Italia, come fosse stato costretto. La doppia testimonianza lascia perplessi e il pubblico ministero chiede l’assoluzione (anche se con formula dubitativa), mentre l’avvocato difensore Franco Beretti punta sulla doppia assoluzione con formula piena. Tesi difensiva accolta dal collegio giudicante – presieduto da Simone Medioli Devoto, a latere Sarah Iusto e Stefano Catellani – che assolve i due imputati «perché il fatto non sussiste». Soddisfatto, al termine, il difensore: «Questa vicenda ha tenuto per anni i miei assistiti inchiodati ad una terribile accusa, impedendo loro di chiedere la cittadinanza italiana e la carta di soggiorno. Dimostrata l’assoluta inconsistenza della denuncia presentata». —



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