Gazzetta di Reggio

Reggio

«I piccoli invasi sono antieconomici Meglio la diga vera»

Replica di Franzini e Beltrami a chi chiede una alternativa rispetto al bacino di Vetto 

3 MINUTI DI LETTURA





IL DIBATTITO

«È giunto il momento che la Politica dica se vuole un futuro per le terre del Parmigiano Reggiano e degli altri prodotti agricoli, se vuole dare ottima acqua ai rubinetti di Parma e Reggio, produrre tanta energia pulita, evitare i danni da esondazioni, migliorare il clima, eccetera; o ci dica che di tutto questo non gliene importa nulla. L’acqua è come il tempo: una volta che l’hai persa non puoi più averla indietro; puoi fare la cosa più illogica del mondo, pompare quelle del Po da valle verso monte, sprecando milioni di energia». Lo affermano Lino Franzini, candidato per la lista Borgonzoni, e Umberto Beltrami, ex assessore a Bibbiano e consigliere provinciale Pd, decisi a costruire la diga di Vetto.

A loro giudizio, «qualcuno, senza alcun motivo tecnico, si oppone alla ripresa dei lavori della diga. Sono 30 anni che i lavori sono stati sospesi; nel 1992 il ministero dell’Ambiente al ricevimento della Valutazione d’impatto ambientale comunicò a Regione, Autorità di bacino e bonifiche che i lavori potevano riprendere. Non è avvenuto perché qualcuno non ha mai dato l’ok alla ripresa. Se ora serve la “guerra” per far ripartire i lavori, “guerra” sia; il premier Churchill diceva che a volte per avere la pace serve la guerra».

Quanto alla proposta alternativa di realizzare «piccoli invasi», Franzini e Beltrami dissentono: «Cosa sono i piccoli invasi? Quello di Vetto è un piccolo: ha uno sbarramento di 20 metri più basso di quello di Ridracoli e 103 metri più stretto, ha una capacità di 93 milioni di metri cubi utili ma non è confrontabile ad altri invasi italiani come la diga della Cantoniera da 850 milioni di mc, Monte Cotugno (650), Corbara, Occhito eccetera, da varie centinaia di milioni di metri cubi. Ma parlare di piccoli invasi fa presa sulla gente che non sa di cosa si parla. L’invaso di Vetto costerebbe 110 milioni di euro; un invaso da 46 milioni di mc costerebbe 104 milioni di euro; un invaso da 10 milioni di mc, 96. Ma se un invaso da 93 milioni di mc d’acqua produce circa 15 milioni di euro di energia l’anno, un invaso da 46 milioni ne produce circa 5 milioni di euro di energia. Da anni i detrattori della diga di Vetto si sono inventati di tutto: prima le lontre, poi la faglia attiva, poi il pericolo Vajont, dimenticando che non c’è nessun monte Toc che sovrasta il lago. Poi i cambiamenti climatici, eccetera. E ora si inventano che il transito di centinaia di autocarri al giorno renderebbe impossibile la vita, dimenticando, ma forse non lo sanno, che il progetto prevedeva il prelievo degli inerti sull’alveo dell’Enza e lungo i versanti. Allegato al progetto c’è un elaborato grafico che individua tutte le aree di prelievo degli inerti per fare lo sbarramento».

«Il Tavolo tecnico Enza, istituito dalla Regione nel 2017, di cui facevano parte i sindaci, agricoltori, industriali, Iren e bonifiche hanno verificato che le necessità idriche per i loro fabbisogni (solo del conoide dell’Enza), sono superiori alla capacità dell’invaso di Vetto. Ora basta; vogliamo risposte, l’agricoltura non può più aspettare. Solo i ciechi non vedono gli effetti dei cambiamenti climatici. Sull’Enza le acque ci sono, vogliamo averle». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google