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Il traffico di pannelli solari rivenduti in Africa, passava per Reggio Emilia

Il traffico di pannelli solari rivenduti in Africa, passava per Reggio Emilia

Inchiesta della Dda di Perugia su un'organizzazione criminale estesa in una decina di province. Arrestati cinque imprenditori, due agli arresti domiciliari e 15 con altre misure cautelari

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PERUGIA. Un traffico illecito di pannelli solari dismessi che interessava una decina di province italiane da nord a sud. È quanto portato alla luce da un’operazione condotta dai carabinieri del Noe di Perugia e coordinata dalla Dda del capoluogo umbro, che ha portato al sequestro di 12 società del settore recupero di rifiuti e beni, per un valore complessivo di circa 40 milioni di euro. Sette le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del tribunale di Perugia: cinque imprenditori sono finiti in carcere e due agli arresti domiciliari, mentre per altri 15 sono scattate altre misure cautelari. Nel fascicolo è stato ipotizzato il reato di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti. Le misure sono scattate nelle province di Reggio Emilia, Perugia, Bari, Bologna, Monza, Padova, Parma, Roma, Siracusa, Treviso e Verona.

L’organizzazione criminale, secondo la ricostruzione degli investigatori, recuperava partite di pannelli ancora funzionanti da parchi solari di tutta Italia e aggirava le norme con false dichiarazioni che attestavano la demolizione e il recupero previsti dalla legge. Ma anzichè trattare i rifiuti, li rivendevano come apparecchiature elettriche usate in paesi in via di sviluppo.

L’indagine è partita nel 2016 con il sequestro di una discarica a Gualdo Tadino, che conteneva circa 300 tonnellate di rifiuti, anche pericolosi, e decine di migliaia di pannelli fotovoltaici. Gli approfondimenti hanno consentito ai carabinieri del Noe di risalire al meccanismo: i dispositivi venivano riciclati con dati identificativi alterati e nuovamente commercializzati prevalentemente in Senegal, Burkina Faso, Nigeria, Marocco, Mauritania, Turchia e Siria. I sodalizi sono risultati operativi in diverse regioni italiane, avendo però come organizzatori, promotori e attori principali cinque imprenditori - ora in carcere - con aziende dislocate a Gualdo Tadino (Perugia), Traversetolo (Parma), Casale sul Sile e Crespano del grappa (Treviso), e Siracusa.

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