La provincia in bilico
«La partita si gioca a Reggio Emilia e a Bologna», diceva la candidata leghista del centrodestra, Lucia Borgonzoni, in un video rubato all’ultimo congresso della Lega e pubblicato qualche giorno fa online. Sono queste infatti le due province maggiormente in bilico. A Reggio Emilia, lo schema è quello solito: la provincia è più o meno leghista, specie la fascia appenninica; nel capoluogo regge invece il Partito democratico.
Però anche il risultato delle ultime amministrative è in qualche modo double face: è vero che la città ha rieletto il sindaco Pd, Luca Vecchi ma, per la prima volta nella storia delle elezioni amministrative di Reggio capoluogo, il candidato del partito (una volta non ci sarebbe nemmeno stato bisogno di precisare quale) è stato costretto al ballottaggio contro il candidato del Carroccio. In tutta la provincia, i tesserati del Partito democratico inoltre sono passati in pochi anni da 20 a poco più di tremila; e quest’anno non si è nemmeno fatta la Festa provinciale dell’Unità che poi qui, tale era l’identificazione fra città e partito, si chiamava FestaReggio.
In più, Reggio è la provincia di Bibbiano. Salvini & Co. stanno usando il presunto scandalo dei bambini scippati alla famiglie come un martello per pestare sul Pd; Bonaccini e i suoi ribattono accusandoli di sciacallaggio. Sta di fatto che «Bibbiano» è stata forse la parola più pronunciata dell’intera campagna elettorale. E che Salvini verrà proprio qui, a pre-chiudere . —
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