Gazzetta di Reggio

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A Bibbiano le Sardine fanno il pieno E Salvini a sorpresa smorza i toni

Evaristo Sparvieri
A Bibbiano le Sardine fanno il pieno E Salvini a sorpresa smorza i toni

In tremila arrivate in Val D’Enza a manifestare contro il comizio della Lega, al quale partecipano circa 1.500 persone

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Risuonano Il Battagliero e Bella Ciao in piazza Libero Grassi, territorio delle Sardine, mentre in piazza della Repubblica, di fronte al municipio, comincia la processione di selfie con Salvini sulle note di I bambini fanno “ooh...” di Povia, una delle canzoni diffuse al termine del comizio conclusivo della campagna elettorale del Carroccio e della candidata del centrodestra, Lucia Borgonzoni. Due piazze che si sfidano su Bibbiano e a Bibbiano, diventata crocevia della durissima campagna elettorale che porterà al voto di domenica, che sin da subito ha messo su fronti opposti Lega e Sardine – il partito di Matteo Salvini e il movimento di Mattia Santori – distanti ieri gli uni dagli altri appena 230 metri.

TRANSENNE

Bibbiano si sveglia transennata per i due eventi. I network nazionali e internazionali hanno già acceso le telecamere. Sono qui per Salvini. Sono qui per le Sardine. Sono qui per capire quale destino toccherà a questa terra apparsa contendibile, in una campagna elettorale che sembra non mettere in gioco solo il destino di quell’Emilia rossa – sempre più sbiadita dopo Politiche e Europee – ma anche la reputazione di un paese della Val d’Enza, culla del Parmigiano Reggiano, diventata suo malgrado simbolo di un presunto sistema di affidi illeciti al centro dell’inchiesta Angeli e Demoni: 25 indagati, un patteggiamento calendarizzato, 108 capi di imputazione, un’archiviazione e tre posizioni stralciate, a loro verso l’archiviazione. È su questa inchiesta, con la retorica salviniana, che fa leva la Lega. Ed proprio è questa narrazione politica – sui social leghisti proiettata senza freni contro il Pd – che viene contestata dalle sardine.

LA LEGA

I primi a cominciare sono i leghisti. Salvini compare dopo le 18 nel retropalco, allestito in quella piazza per giorni “contesa” e consegnata dalla Questura last minute alla Lega, dopo una giornata di mediazione, in virtù di regolamenti elettorali. Già dal mattino ha attivato la «clava» sui social, mettendo in azione quella “bestia” che tutto macina e che non arretra mai, aumentando sensibilmente i post sul caso affidi. Il leader della Lega è accolto da un’ovazione.

in mille cinquecento

Ad attenderlo non più di millecento persone, in una piazza immaginata alla vigilia strapiena, ma che mostra ampi spazi vuoti. C’è chi bacia il crocifisso, chi espone cartelli no gender e chi striscioni di associazioni ultra-cattoliche che a Bibbiano hanno già sfilato nei mesi scorsi. “I comunisti mangiano i bambini”, recita uno slogan. Sul palco, Salvini assume toni dimessi. Afferma che in piazza ci sono centinaia di genitori vittime di affidi irregolari, facendone salire cinque sul palco, presentate dall’ex ministro alla Famiglia, Alessandra Locatelli. È una sorta di “piazza del dolore”, che porta a Bibbiano anche la testimonianza di Paola Pellinghelli, mamma di Tommaso Onofri, il bimbo rapito e ucciso nel 2006. «È stato fatto il nome di Tommaso, così mi hanno detto, per avere delle relazioni false per portare via questi bambini», ha raccontato Pellinghelli al termine della manifestazione, sfogandosi per «l’uscita in permesso premio» della donna che ha tenuto sequestrato il figlio.

NO SIMBOLI

Sul palco, l’enorme scritta “Giù le mani dai bambini”. Nessun simbolo della Lega, se non in qualche pettorina e nei santini elettorali. Salvini lancia appelli alla politica, «che dovrebbe unire tutte le persone perbene quando ci sono di mezzo bambini e famiglie», smorzando quei toni che aveva contribuito a far salire sin da Pontida, quando espose sul palco una ragazzina di un Comune comasco della Lega spacciandola come di Bibbiano, comunità che ora tenta di riabilitare dopo mesi di hashtag al veleno: «Ringrazio Bibbiano per l’accoglienza, un Comune di gente per bene – afferma Salvini – patria del Parmigiano Reggiano. Faremo tutto ciò che è umanamente possibile perché da domani sia fatta giustizia e Bibbiano non venga ricordata per i bimbi rubati ma per la bellezza della gente che ci vive». Toni insolitamente più grintosi per la Borgonzoni, che ribadisce di non dover chiedere scusa per la maglietta “Parlateci di Bibbiano” indossata in Senato: «Riapriremo la commissione su Bibbiano – attacca la leghista – chi ha sbagliato deve pagare». Un concetto quest’ultimo affermato più tardi a distanza anche dal suo avversario, Stefano Bonaccini:«Se qualcuno ha sbagliato paghi fino in fondo, paghi duramente», le parole del governatore da Bologna, ricordando che la Regione nel processo «sarà parte civile». E poi: «La comunità di Bibbiano è fatta di gente perbene e non meritava di essere messa al pubblico ludibrio». Da Bonaccini una parola anche per il sindaco Carletti: «C’è un sindaco accusato di abuso di ufficio, come altri amministratori e se ha sbagliato paghi», ma un altro conto è «l’accusa di abuso di minori, con una campagna infamante d’odio che ha subito per settimane».

LIBERO GRASSI

Sul palco del Carroccio gli interventi si susseguono. E le Sardine cominciano la contromanifestazione. Alla fine saranno almeno tremila, in una festa che solo dopo – su Rete4 – Salvini definirà la piazza di chi è andato a fare «casino». Piazza Libero Grassi si riempie attorno al camioncino simbolo del movimento. “Bibbiano non si Lega”, si legge un po’ ovunque, ma anche “Salvini prova a citofonare ai camorristi se hai coraggio”. «Bibbiano – afferma il leader Mattia Santori – è la città della musica, del Parmigiano Reggiano, di grandi personaggi storici, di una comunità che non ha nulla a che fare con gli interessi elettorali di Salvini e di chi che ha abusato di questo territorio». Non mancano esponenti del centrosinistra, mimetizzati fra la folla e senza simboli. «Quella è una piazza costruita, qui ci sono persone vere – aggiunge – Qui sono sicuro che c'è gente che fa politica nella vita quotidiana. Il nostro risultato l’abbiamo portato a casa e lo vedete voi stessi» . —



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