La famiglia di Dall’Aglio si oppone all’archiviazione
L’avvocato Nicola Tria tutela il padre di Mattia, il nuotatore morto a 23 anni «L’accusa non esclude condotte colpose, nessun operatore assisteva in sala»
REGGIO EMILIA. «L’accusa, pur chiedendo l’archiviazione per i due indagati, non ha escluso condotte colpose. Ora noi parte offesa stiamo valutando seriamente, d’intesa con il nostro consulente tecnico, di opporci alla richiesta di archiviazione del pm. Abbiamo tempo venti giorni, come prescrive la legge».. L’avvocato Nicola Tria è il legale di Gianluca, padre di Mattia Dall’Aglio, il nuotatore reggiano di 23 anni che è stato trovato senza vita il 6 agosto 2017 all’interno di una palestra accanto alla piscina del Gruppo vigili del fuoco di Modena, società in cui si allenava dopo aver esordito con la Reggiana Nuoto.
Una vicenda che ha suscitato profondo cordoglio, con gare in ricordo dello studente, borse di studio di Unimore a Giurisprudenza e la presenza la funerale dell’amico campione olimpico Gregorio Paltrinieri.
A distanza di tre anni il sostituto procuratore di Modena, Katia Marino, ha chiesto l’archiviazione per i due indagati per omicidio colposo (il presidente dell’associazione “Amici del nuoto”, Mirco Merighi, e il tecnico Luciano Landi), iscrivendo a sorpresa nel registro degli indagati il medico che rilasciò il certificato di abilitazione all’attività sportiva agonistica.
Una decisione accolta con amarezza dal papà Gianluca Dall’Aglio, che ha criticato la lentezza della magistratura modenese e sottolineato come suo figlio sarebbe potuto essere ancora vivo.
«Quello che tormenta il papàdi Mattia – ha commentato l’avvocato Tria – è che, come si è scoperto in seguito, Mattia soffriva di una cardiomiopatia aritmogena congenita. Tutti i medici, sia il consulente dell’accusa sia il nostro, concordano sul fatto che se la malattia fosse stata diagnosticata (e sarebbe bastato un semplice esame) è altamente probabile che il giovane, con le cure adeguate, non sarebbe deceduto».
Insomma un decesso evitabile. Ora il pm ha ritenuto di spostare il tiro sul medico (non è dato sapere se dell’Ausl o di un centro privato) che aveva visitato il nuotatore e che, secondo l’accusa, avrebbe dovuto rendersi conto dei segnali, prescrivere l’esame e scoprire la disfunzione.
Sui due rappresentanti della società sportiva che potrebbero uscire di scena il legale della famiglia ha osservato: «Abbiamo ricevuto la notifica del pm ieri alle 11. Mi preme sottolineare come l’accusa non ha affatto escluso condotte colpose. Lo stesso pm evidenzia che per i due rappresentanti della società sportiva sussistono profili di colpa: primo perché il 23enne con il certificato di idoneità scaduto non avrebbe dovuto allenarsi lì dentro, secondo perché non c’era un operatore che assisteva in sala. Mattia era solo. Quindi due condotte colpose e omissive, ma sul piano del nesso causale manca la prova che l’allenamento sia collegato al decesso, sebbene il corpo sia stato rinvenuto di fianco ai bilancieri».
Perciò il padre sta pensando di opporsi alla richiesta di archiviazione. «Fermo restando ciò, abbiamo appena appreso che c’è un altro indagato per il quale il procedimento proseguirà». —
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