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Per il furto all’Autogepy i due ex dipendenti patteggiano otto mesi

T.S.
La sede dela concessionaria
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La sede dela concessionaria

Scandiano, il colpo è avvenuto è fra il 29 e il 31 marzo 2017 nell’ufficio della sede reggiana della concessionaria

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SCANDIANO. Si è chiuso in fretta ieri mattina – in tribunale a Reggio Emilia – il processo sul furto avvenuto fra il 29 e il 31 marzo 2017 nell’ufficio della sede reggiana dell’Autogepy.. In aula solo gli addetti ai lavori: non vi sono i due imputati (gli ex dipendenti della concessionaria nonché marito e moglie che vivono a Scandiano, cioè il 49enne Luca Opardi e la 35enne Giulia Iori) e nemmeno i due legali rappresentanti dell’Autogepy (Mauro Bassighi e Angela Zangheri) che comunque si sono costituiti parte civile attraverso l’avvocato Edoardo Salsi.

Procedimento terminato in pochi minuti perché il giudice Giovanni Ghini ha confermato il patteggiamento (otto mesi di reclusione, con pena sospesa) in precedenza concordato fra l’avvocato difensore Danilo Giovanelli e il pm Maria Rita Pantani (titolare del fascicolo).Ma la vicenda giudiziaria non finisce qui, come spiega a fine-udienza l’avvocato di parte civile: «Per i miei assistiti vi è un evidente danno patrimoniale e d’immagine – dice l’avvocato Salsi – quindi faremo un’azione civile per il ristoro dei danni patiti. E il patteggiamento – sottolinea – è stato condizionato ad un’ammissione di colpa».Secondo la ricostruzione fatta dagli inquirenti, il furto era stato commesso fra il 29 e il 31 marzo di tre anni fa.

Ed era stata l’impiegata ad aver forzato un cassetto della scrivania dell’ufficio amministrativo di Reggio Emilia. In quel cassetto vi erano sia soldi in contanti che assegni. La liquidità doveva oscillare fra i mille e i duemila euro. Poi quattro assegni e tre blocchetti sempre di assegni. E due di quegli assegni sarebbero stati incassati. Per gli investigatori, seguendo la tracciabilità dei titoli di credito con relativi accertamenti bancari, si era arrivati ad accusare la coppia. Ma di quale cifra, complessiva, si sta parlando? Dovrebbe trattarsi di circa 15mila euro per quanto concerne gli assegni.

«I miei assistiti hanno ammesso le proprie responsabilità – ha fatto sapere il difensore Giovanelli – per quanto riguarda gli assegni, ma non per il contante. Hanno spiegato di aver fatto quest’azione in un momento di particolare debolezza dovuta ad uno stato di bisogno. Da quanto mi risulta, non avrebbero incassato soldi e avrebbero già restituito gli assegni. Dalla loro azione non hanno tratto benefici economici». —

T.S.

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