Targa in memoria della coppia ebrea confinata in paese e uccisa a Birkenau
Istoreco, Comune e scuole hanno recuperato la loro storia I due polacchi vissero in via dei Mille. Il 31 la presentazione
QUATTRO CASTELLA. Ridare «la dignità della memoria» a due cittadini ebrei in fuga nell’Europa nazista. Venerdì prossimo, 31 gennaio, a Quattro Castella arriverà a conclusione un percorso di ricerca storica che ha portato alla luce una vicenda poco nota anche tra gli abitanti della zona: quella di Etla e Chaim, due ebrei polacchi che dal 1941 al 1943 vissero in via dei Mille, una piccola strada nel centro di Quattro Castella, in regime di internamento libero, per usare la definizione fascista dell’epoca. Non era altro che una sorta di confino stabilito per gli ebrei o per quelle persone di nazionalità nemiche del Paese entrato in guerra nel 1940. Nel novembre 1943 vennero catturati. Finirono in Polonia, ad Auschwitz-Birkenau. Vennero uccisi nel centro di sterminio di Birkenau.
Cywiak Mossek Chaim era un commerciante nato a Varsavia nel 1889, la moglie Ella Feldmann (all’epoca chiamata Etla) era una casalinga nata nel 1910 a Nowy Korczyn, sempre in Polonia. In Italia erano arrivati dal Belgio, dopo varie peregrinazioni per il continente. Per due anni furono castellesi, ospiti e insieme prigionieri. Vissero con gli altri abitanti, parlando coi vicini, dialogando con i negozianti. La loro presenza era praticamente sparita dalla memoria collettiva, se non per qualche sparuta traccia usata come base dal progetto curato dal Comune, dall’istituto Istoreco e dalle scuole del paese, in particolare dalle quinte elementari e dalle terze medie. Un ricordo del nonno materno di Danilo Morini, assessore alla Cultura che ha seguito la questione in prima persona, è servito da parziale scintilla. E ora ci siamo. Il 31 gennaio sarà il momento di “Sulle orme di Etla e Chaim”, una mattinata dedicata alla loro vicenda. Dalle 9.30 alle 11.30 l’appuntamento è in via dei Mille, dove gli studenti delle terze medie che hanno lavorato con Chiara Torcianti di Istoreco parleranno delle loro ricerche proprio davanti al luogo di residenza della coppia. Verranno scoperti il cartello e la targa con le indicazioni precise sull’abitazione usata dalla coppia. Alle 11.30 si passerà alla scuola media “Balletti”, in via Pascoli, dove gli studenti potranno presentare gli elaborati realizzati in questi mesi.
«Volevamo ridare loro la dignità della memoria – racconta Morini –. L’idea era di restituire loro dignità: sono stati ospiti ma prigionieri, abbiamo dato loro letti e lenzuola ma erano comunque prigionieri. Erano qui e un giorno sono spariti, non sappiamo nemmeno la data precisa. Ora non possiamo restituire loro né la vita, né la libertà, ma almeno la dignità della memoria». E aggiunge: «È essenziale farlo in un mondo dove la memoria sparisce, dove tutto viene divorato. Questo è un modo di mostare quello che è stato l’Olocausto. Lo abbiamo fatto trasmettendo la memoria alle nuove generazioni, coinvolgendo le nostre scuole». —
Adriano Arati
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