«Contro il biogas a Gavassa presenteremo ricorso al Tar»
Ieri mattina davanti al Municipio la manifestazione del Coordinamento «La nostra sarà la più grande azione legale intentata a Reggio per il 2020»
Alla vigilia della consultazione, con la campagna elettorale ormai conclusa, è tardi per esercitare una pressione politica. Tuttavia il Coordinamento dei comitati ambiente e salute è sceso di nuovo in piazza proprio ieri per annunciare che presenterà presto un ricorso al Tar contro il contestatissimo impianto di biogas destinato a Gavassa. Nei giorni scorsi gli abitanti della frazione hanno innalzato sulle loro case dei cartelli con una bambina che si tiene la mano davanti alla bocca per non respirarne i miasmi.
Non si rassegnano alla delibera con cui il consiglio regionale ha approvato definitivamente il mese scorso il Forsu, cioè lo stabilimento con cui Iren si propone di trasformare in metano la «frazione organica dei rifiuti solidi urbani». Perciò i loro rappresentanti, organizzati nel Coordinamento, sono ritornati a manifestare ieri mattina davanti al Municipio, dove hanno reso noto il prossimo avvio della «più grande azione legale intentata a Reggio per il 2020».
«All’inizio della campagna elettorale – ha spiegato Emiliano Codeluppi – è stato approvato il progetto di questo folle impianto, che ci costerà 55 milioni caricati sulle nostre bollette e dalle ciminiere alte trenta metri diffonderà un grave inquinamento con emissioni ad alto rischio ambientale e agricolo. Alla fine della campagna presentiamo il ricorso, che ormai è praticamente pronto, allo scopo di stoppare e annullare la delibera regionale».
Il Coordinamento dei comitati ambientali cerca di scardinarla facendo leva sui punti che ritiene deboli: «La localizzazione dell’impianto in un luogo incompatibile con l’assetto urbanistico, le illegittimità procedurali come la mancata ammissione del Coordinamento alla Conferenza dei Servizi, la carenza della pianificazione derivante da una gestione dei rifiuti organici affidata in deroga ad Iren da quasi dieci anni senza buone o valide motivazioni».
C’è da chiedersi perché l’azione legale sia stata annunciata proprio due giorni prima delle elezioni regionali. «Si tratta – risponde Alessandro Filippini, esponente del Coordinamento – di una coincidenza casuale. Avevamo cercato di esercitare una pressione sulle forze politiche prima che il consiglio regionale desse il nulla osta all’impianto nell’ultima riunione prima di Natale. In ottobre avevamo manifestato alla festa del pesce di Bagnolo. Là avevamo incontrato il presidente Bonaccini, che ci aveva promesso un confronto privo di pregiudizi. Poi, invece, è prevalso l’orientamento contrario al nostro. A quel punto non ci restava che rivolgerci agli avvocati. Non l’abbiamo fatto subito perché dovevamo verificare la possibilità di raccogliere il denaro, circa diecimila euro, necessario per avviare l’azione legale».
Peraltro il Coordinamento, che si proclama apartitico, non ha cessato di cercare interlocutori fra tutte le forze politiche dopo che nel consiglio comunale soltanto il Movimento Cinque Stelle aveva appoggiato senza riserve le sue richieste. «Abbiamo avuto un incontro – riferisce Filippini – con la sezione del Pd di Gavassa. A Massenzatico abbiamo incontrato recentemente Luca Zaia, il presidente leghista della regione Veneto. Vogliamo fare conoscere a tutti i termini del problema fornendo le informazioni necessarie». —
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