Il deportato Grube parla a mille ragazzi
L’incontro con gli studenti organizzato da Istoreco al Valli Dalla prigionia a Terezin all’invito a pensare in autonomia
REGGIO EMILIA. La storia, la deportazione, l’esclusione razziale, i campi di prigionia visti con gli occhi di un bambino. È stata una testimonianza di notevole intensità quella a cui hanno potuto assistere ieri mattina al teatro Valli oltre mille studenti delle scuole superiori reggiane, ragazze e ragazze con il Viaggio della Memoria di Istoreco. Quello vissuto nella mattina di ieri era il più importante momento preparatorio e ha visto al centro la testimonianza di Ernst Grube, tedesco di origine ebraiche deportato a Terezin dai nazisti.
Grube ha parlato davanti ad un teatro Valli pieno in ogni posto, in un incontro aperto dai saluti del sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi, parlando della sua peculiarissima e durissima esperienza. Grube è nato nel 1932, e viene considerato dai nazisti come “mezzo ebreo”, visto che la madre è di origine ebraica. Con l’inasprirsi delle persecuzioni, la situazione famigliare peggiora ma non collassa grazie alla forza e al coraggio del padre di Ernst. Come “ariano”, gli viene chiesto di abbandonare la famiglia “contaminata”. Il padre di Grube non accetta mai di divorziare né tantomeno di rinunciare ai figli, nonostante anni di minacce, intimidazioni e violenze perché proceda in quel senso.
I bambini, fra cui Ernst, vengono mandati in un orfanotrofio ma per la legge non possono essere considerati come ebrei “al 1005” e quindi per loro le misure più severe arriveranno più tardi.
All’inizio del 1945, dopo anni di emarginazione e umiliazioni, la madre ed i tre figli, fra cui Ernst all'epoca 12enne, vengono deportati a Terezin, il “campo dei bambini” vicino a Praga. È il febbraio 1945, quando i treni per Auschwitz erano stati interrotti dopo la liberazione del campo di sterminio pochi giorni prima, e quindi uno dei rischi principali per la loro vita.
Ma l'esistenza a Terezin, anche se solo per pochi mesi, non è facile per il 12enne Ernst, già provato dall'isolamento e dal razzismo. Dopo mesi di prigionia, Grube e la sua famiglia tornano in Germania, dal padre, ma non senza ferite.
Fra i tanti ragazzi ebrei con cui ha vissuto in un istituto nel periodo della guerra, solo tre sono i sopravvissuti, Grube, il fratello e la sorella. E della numerosa famiglia ebraica della madre, nessun parente è tornato dalla deportazione all’Est, tutti morti nei campi della Polonia.
Grube ha parlato della sua esperienza di bambino deportato ai ragazzi pronti per il Viaggio ed ha allargato il discorso all’oggi, dialogando nel finale con i ragazzi e rispondendo a decine di domande. Con un invito, valido a giudicare il passato come il presente, a valutare e a scegliere in autonomia.
In apertura il sindaco Vecchi aveva ribadito il valore della memoria: «È sempre un’emozione parlare davanti a un teatro come il Valli con mille studenti, pronti a fare un’esperienza importante come il viaggio della memoria. Io ho partecipato a diversi viaggi, sono esperienze che cambiano, sono esperienze importanti e posso dire che a Reggio Emilia continueranno ad essere sostenute con forza. Perché la memoria è libertà». —
Adr.Ar.
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