Maxi retata antidroga In vista patteggiamenti di massa al processo
Ben 15 imputati su 16 puntano sulle pene “concordate” A febbraio deciderà il gup De Luca sull’insolita richiesta
Inchiodati da una delle più rilevanti operazioni antidroga della storia recente di Reggio, visto il numero di misure e la mole dell’indagine, culminata in 144mila intercettazioni, chili e chili di stupefacenti sequestrati (eroina, cocaina, hascisc, marijuana), un’ordinanza di 550 pagine e centinaia di capi d’accusa per i reati di detenzione e spaccio di droga.
Accuse talmente schiaccianti per 16 imputati che da un po’ di tempo aleggia in tribunale una proposta difensiva decisamente inconsueta, cioè la richiesta di patteggiamento da parte di tutte le persone alla sbarra, ad eccezione di una (il lucano 39enne Vincenzo Monzo) che ha puntato sul rito abbreviato.
Solo nel prossimo mese si saprà come andrà a finire davanti al gup Dario De Luca che dovrà valutare le pene “concordate” dai difensori con il pm Giacomo Forte (cioè il magistrato che ha coordinato il maxi lavoro investigativo della squadra mobile). Si tratta di patteggiamenti che oscillano fra i 4 anni e i 2 anni e mezzo di reclusione.
Il trafficante in grado di fornire chili di eroina viveva in via Turri, altri stupefacenti erano stati trovati a Parco Ottavi e lo spaccio, lo stoccaggio e il taglio della droga avvenivano alle ex Reggiane. Tracce tangibili secondo cui Reggio Emilia è passata da piazza di piccolo spaccio a canale di rifornimento. Un riferimento su scala anche nazionale, con la formazione di una filiera sgominata da una retata che all’alba del 12 dicembre 2018 aveva toccato tre quadranti critici in città, illuminati a giorno dall’operazione della questura.
A capo del sistema ci sarebbe l’albanese 42enne Hysi Banush – difeso dal legale Noris Bucchi, risultava residente da poco nel palazzo andato a fuoco in via Turri 33 – in grado di spostare chili di droga, considerato un trafficante di alto livello.
Ruolo decisivo lo ha avuto la ricostruzione delle comunicazioni tra i vari livelli del traffico. La droga veniva comprata anche a Milano e con un principio attivo del 97%, per poi essere tagliata e venduta con un principio attivo dal 50 al 10%. «Dobbiamo cucinarla» si dicevano i trafficanti intercettati: in alcuni casi sembra che il taglio avvenisse anche dentro alle ex Reggiane, luogo poi di «centinaia di cessioni, quotidiane che avvenivano in favore di decine e decine di assuntori». Oltre a Banush, hanno chiesto il patteggiamento nove tunisini e cinque marocchini. La maggior parte degli imputati è ristretto in carcere, mentre è ora agli arresti domiciliari l’albanese 42enne ritenuto al vertice di questi enormi traffici illeciti di stupefacenti. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
