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Processo Eternit, Schmidheiny a processo per 392 morti

Adriano Arati
Un gruppo di rubieresi che manifestò con il sindaco Cavallaro
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Un gruppo di rubieresi che manifestò con il sindaco Cavallaro

Rubiera, eternit: il magnate svizzero rinviato a giudizio in Corte d’Assise dal gip di Vercelli. Fanno discutere le sue dichiarazioni alla stampa svizzera: «Io odio gli italiani»

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RUBIERA. Rinvio a giudizio per omicidio volontario multiplo per il magnate svizzero Stephan Schmidheiny. Il proprietario della multinazionale che ha prodotto per decenni l’Eternit a base di amianto, il 27 novembre prossimo, dovrà affrontare il processo in Corte d’Assise, a Novara. Deve rispondere dell’accusa di avere provocato la morte di ben 392 persone.Una vicenda dolorosa e tragica che coinvolge anche il territorio reggiano e in particolare Rubiera, dove a lungo ha operato uno stabilimento per la lavorazione dell’amianto. Dei 392 morti, gran parte erano dipendenti dello stabilimento Eternit di Casale Monferrato. Per tanti anni hanno operato senza conoscere la pericolosità dell’amianto.

Oggi il legame fra i materiale e una serie di tumori ai polmoni è chiara, all’epoca il potenziale nocivo non era di pubblico dominio. L’accusa sostiene che Schmidheiny sapesse dei rischi per i dipendenti, ma abbia continuato l’attività per interessi economici.

Il processo bis. Questa vicenda è al centro del processo Eternit Bis, istruito in Piemonte; anche a Reggio da alcuni anni è attivo un fascicolo, dopo la denuncia del sindaco rubierese Emanuele Cavallaro per una cinquantina di decessi. Dopo un lunghissimo iter processuale e il sostanziale nulla di fatto del primo processo Eternit, è arrivato il bis, ora intestato al tribunale di Vercelli. Nella giornata di ieri, il giudice delle udienze preliminari di Vercelli Fabrizio Filice ha disposto il rinvio a giudizio per Schmidheiny. Ora la questione passa alla Corte d’Assise di Novara, competente per il territorio coinvolto. Dal risultato di questo processo potrebbero arrivare a cascata conseguenze anche per i casi emiliani e rubieresi.

Il dolore. La speranza di migliaia di parenti è quella di arrivare finalmente a una condanna, dopo che il primo processo si è esaurito per inammissibilità formali e scadenze dei termini. Torna fuori il dolore che ha segnato così tante famiglie, inasprito da una serie di dichiarazioni quantomeno controverse dell’imputato. A dicembre Schmidheiny ha rilasciato un’intervista al giornale svizzero di lingua tedesca Nzz am Sonntag, poi riprese dal quindicinale «Area Unia» di Lugano, in lingua italiana.«Quando oggi penso all’Italia provo solo compassione per tutte le persone buone e oneste che sono costrette a vivere in questo Stato fallito. Non ho intenzione di vedere una prigione italiana dall’interno. Alla fine il mio comportamento sarà giudicato correttamente e un giorno verrò assolto», avrebbe detto. «Ho capito che mi sarei dovuto occupare della mia igiene mentale per non lasciarmi abbattere da tutti questi incredibili attacchi. Mi sono reso conto di provare dentro di me un odio per gli italiani e che io sono il solo a soffrire per questo». —


 

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