Condanne pesanti per aver tentato in due di rubare in un palazzo
I ladri georgiani ammettono in aula e chiedono scusa I difensori: «Pene eccessive, faremo ricorso in Appello»
Di mezzo c’è un reato odioso ed è stata emessa – di recente – una sentenza esemplare nei confronti dei due georgiani – il 35enne Daviti Arabashvili e il 27enne Tarieli Kiknadze – tratti in arresto la notte del 28 dicembre scorso per tentato furto aggravato in un condominio di via Alfieri.
POLEMICHE E tensioni
Un duplice arresto che, fra l’altro, era maturato in un momento di forti polemiche in città per i furti a raffica fioccati nei giorni natalizi, specie lungo via Monte Cisa.
Nell’udienza di convalida i due avevano solamente spiegato di trovarsi in Italia da cinque giorni e di essere domiciliati a Modena. Tarieli in hotel, Daviti a casa di amici: il primo è incensurato, il secondo ha un precedente penale per furto. In loro possesso erano stati trovati 750 euro (Tarieli) ed oltre 400 euro (Daviti). Li aveva giustificati come quattrini necessari – per legge – per trascorrere un determinato periodo in Italia.
Nel processo hanno però cambiato registro e tramite dichiarazioni spontanee non solo hanno ammesso i fatti e si sono scusati, ma si sono detti anche disponibili a risarcire i danni.
ACCUSA E DIFESA
Il pm Marco Marano ha chiesto per entrambi una condanna a 2 anni e 2 mesi e 26 giorni di reclusione. Mentre i due difensori – Arabashvili è tutelato dall’avvocato Nicola Tria, Kiknadze dal legale Jenny Loforese (studio Bucchi) – hanno rimarcato sia l’atteggiamento collaborativo dei due imputati, sia la possibilità di derubricare l’accusa in violazione di domicilio aggravata. E sempre le difese hanno chiesto di convertire la pena con l’espulsione. Di diverso avviso il giudice Silvia Guareschi che non solo ha applicato condanne più severe di quelle proposte dalla Procura (2 anni e 6 mesi ad Arabashvili, 2 anni e 4 mesi di carcere a Kiknadze) ma ha pure mantenuto in cella i due georgiani. E adesso? «Aspetto di leggere le motivazioni della sentenza – dice l’avvocato Tria – comunque visto il comportamento processuale, si chiederà in Appello di adeguare la risposta sanzionatoria». Gli fa eco l’altro difensore: «Il mio assistito è incensurato – spiega l’avvocatessa Jenny Loforese – e la pena è eccessiva. Oltre all’Appello, una strada può anche essere l’istanza per chiedere l’espulsione una volta che la pena residua sarà sotto i 2 anni di carcere come prevede la normativa». Quella notte Arabashvili era stato bloccato dalla polizia mentre per fuggire aveva imboccato la rampa di scale che porta al primo piano del condominio; all’ultimo piano veniva intercettato Kiknadze. A volto coperto, erano in possesso di cacciaviti e torce. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
