Esposto dei detenuti del carcere «Condizioni igieniche pericolose»
Situazione invivibile in cucina e nelle sezioni. «Fra pentole, scaffali e cibo la fanno da padrone i topi»
È una richiesta d’aiuto lanciata a tanti soggetti, affinché qualcuno li ascolti: il direttore del carcere, il magistrato di sorveglianza, il Tar. Poi anche il sindaco Vecchi, il vescovo Camisasca, i responsabili della Ausl, il Provveditore alle opere pubbliche e infine lo stesso garante nazionale per i diritti dei detenuti.
Questo appello, che assomiglia a un grido di dolore, arriva dai detenuti del carcere della Pulce, che lamentano condizioni di vita non sopportabili a causa della mancanza di alcuni fra i più semplici requisiti igienici. Numerosi reclusi lo hanno messo nero su bianco in un esposto partito in questi giorni.
Di recente ad occuparsi del carcere di via Settembrini è stato Salvini, che si è detto pronto a chiederne la chiusura per tutelare le condizioni di vita degli agenti della polizia penitenziaria. Politica e promesse elettorali a parte, l’esposto parte ora dalle celle.
L’elencazione delle mancanze e dei rischi è lunga e dettagliata e già il primo punto parla di problemi basilari. «All’interno del locale cucina – si legge nell’esposto – luogo questo dove si prepara il cibo per tutti i reclusi, regnano sovrani dei giganti topi che scorrazzano indisturbati fra pentolame, scaffali e cibo».
«Nelle sezioni dove vivono gli stessi detenuti – così continuano i reclusi – l’igiene e le condizioni basilari del pulito, che dovrebbero garantire il rispetto della norma a favore della salute, sono palesemente violati: sporcizia come sputi, fiotti di sangue secco sui muri, escrementi di piccioni e di topi la fanno da padrone».
Non si parla solo della salute dei detenuti; l’argomento è anche la salute dei visitatori. «Le cosiddette sale colloqui – così continua la richiesta di aiuto – sono prive di riscaldamento: non sono installati i termosifoni, quindi persone anziane e bambini, che sono cittadini liberi e che non hanno commesso nessun tipo di reato, debbono ogni volta soffrire il freddo per tutta la durata del loro colloquio. Per i soggetti che provengono da fuori regione questa condizione dura ore e ore».
Dopodiché vi sono altre considerazioni circa la vita quotidiana fra le celle, con riferimenti a mancanze che toccano punti importanti della detenzione: le mansioni lavorative, la possibilità di acquistare alimentari a prezzi congrui e di accedere alle attività pedagogiche. Senza contare un riferimento alla mancanza di acqua calda a fronte dello spreco di acqua corrente in ambienti non utilizzati.
Alle autorità alle quali è indirizzato l’esposto si chiede un intervento «rendendo giustizia umana per la dignità delle persone che sono private della libertà fisica e non certo dei diritti che sono rivendicati dalle norme vigenti». —
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